L’Italian Cruise Watch presentato a Livorno fotografa un comparto in crescita che nel 2027 potrebbe portare nove scali al loro record storico. Per chi gestisce un albergo in una città di imbarco la domanda vera non è quante navi arrivano, ma quante di quelle notti restano a terra.
Il turismo crocieristico in Italia si avvicina a un nuovo record. Nel 2027 i porti italiani dovrebbero movimentare circa 16 milioni di passeggeri, il 4% in più rispetto alle stime di chiusura del 2026, con oltre 6.370 accosti, il 5% in più. I numeri arrivano dall’Italian Cruise Watch, il rapporto annuale di Risposte Turismo presentato il 23 ottobre a Livorno, nella tredicesima edizione dell’Italian Cruise Day.
Quanto cresce il turismo crocieristico nel 2027
La variazione percentuale è contenuta, i volumi no: quattro punti in più su una base che il 2026 chiude attorno ai 15,4 milioni di passeggeri movimentati. Il dato da leggere con più attenzione è però il secondo, quello degli accosti, che cresce più dei passeggeri. Vuol dire più navi, più spesso, anche in scali che fino a pochi anni fa vedevano una crociera di tanto in tanto.
Francesco di Cesare, presidente di Risposte Turismo, ha parlato di un settore solido, in crescita e in evoluzione, impegnato ad allargare la propria mappa verso nuove destinazioni. Nel 2027 Capraia riceverà i suoi primi accosti, mentre Barletta e le Isole Tremiti si confermano nei programmi delle compagnie. Lo stesso di Cesare ha aggiunto un avvertimento che vale per chiunque lavori in una città di mare: attrarre le navi non basta, servono infrastrutture e servizi pronti ad accoglierle, e soprattutto la capacità dei territori di gestire gli arrivi e di trattenere i benefici economici.
Quali porti italiani crescono di più
Civitavecchia resta il primo scalo del Paese, con 3,8 milioni di passeggeri attesi, in crescita del 2,7%, e 990 accosti. Napoli sale a 1,95 milioni, con un progresso dell’11,4%. Genova si mantiene intorno a 1,6 milioni, sostanzialmente stabile. Palermo supera 1,2 milioni con un balzo del 19,8% e accosti in aumento di quasi un terzo. La Spezia arriva a 845mila passeggeri, in crescita del 12,6%.
Nove porti italiani potrebbero toccare il proprio record storico. Oltre ai quattro già citati ci sono Messina con 818mila passeggeri, Salerno con 530mila e una crescita del 31,7%, Catania intorno ai 375mila con un più 29,6%, Portofino con 105mila e Alghero con 40mila, in aumento del 67%. Numeri che raccontano uno spostamento del baricentro del turismo crocieristico verso il Centro-Sud e le isole, dove la curva è molto più ripida che negli scali storici del Nord.
Come si spostano gli equilibri tra le regioni
Il Lazio guida per il quarto anno consecutivo con oltre 3,8 milioni di passeggeri, in crescita del 2,6%. Segue la Liguria con circa 3,4 milioni. La Campania supera 2,5 milioni ed è la regione con l’incremento più forte, il 15,7%, con accosti in aumento del 26%. Per numero di approdi il primato va alla Sicilia, oltre 1.250, in crescita del 9,3%.
Tra le macroaree crescono soprattutto le isole, più 7,9%, e il Centro-Sud Tirreno, più 7,2%, mentre l’Adriatico e lo Ionio arretrano leggermente, meno 0,7%. È una fotografia utile anche fuori dai porti italiani, perché anticipa dove nei prossimi due anni aumenterà la pressione sulle città e dove invece resterà stabile.
Dove vanno gli investimenti e i nuovi terminal crociere
Il capitolo che riguarda più direttamente le città è quello degli investimenti: oltre 1,05 miliardi di euro pianificati nei porti italiani tra il 2027 e il 2029. La quota maggiore, 339,7 milioni, va alle infrastrutture legate alla crocieristica; 219,5 milioni ai rifornimenti e ai carburanti alternativi; 214,3 milioni ai nuovi terminal, che sfiorano i 270 milioni considerando anche i rinnovi; 205,8 milioni a dragaggi ed escavazione dei fondali.
Otto nuovi terminal crociere sono attesi entro il 2029. Nel 2027 toccherà a Ravenna, Bari, Messina, Taranto e Brindisi, nel 2028 a Venezia Marghera Canale Nord e ad Ancona, nel 2029 a La Spezia. Sul piano territoriale l’area adriatico-ionica assorbe 500 milioni, il 47,5% del totale, le isole 321,3 milioni, il Nord Tirreno 177,9 milioni e il Centro-Sud Tirreno 53,2 milioni. C’è una asimmetria che vale la pena notare: l’area che nel 2027 perde qualche decimale sui passeggeri è la stessa che investe quasi metà delle risorse, segno che la partita si gioca sul medio periodo.
Che cosa resta a terra quando la nave riparte
Per un hotel in una città di imbarco il traffico delle navi non è domanda automatica. La differenza la fa il ruolo dello scalo: dove la crociera parte, quindi negli home port, il passeggero arriva il giorno prima, dorme in città e a volte si ferma anche al rientro; dove la nave transita, scende, visita e risale a bordo entro sera, lasciando a terra poco più di qualche consumo. Civitavecchia, Genova, Napoli, Bari e Venezia lavorano sul primo modello, molti degli scali in forte crescita sul secondo.
Il secondo elemento è la prevedibilità. Un calendario di accosti pubblicato con mesi di anticipo è uno dei pochi dati certi con cui costruire una previsione di domanda: permette di impostare le tariffe sulle notti pre e post crociera, di programmare colazioni e navette, di gestire i turni di housekeeping nei giorni di doppio accosto. Chi lo usa guadagna margine, chi lo ignora subisce i picchi.
C’è poi il tema della convivenza. L’aumento degli accosti nei centri storici riporta al centro la gestione dei flussi, il nodo che le città d’arte conoscono bene e che a Venezia ha portato il contributo di accesso a salire fino a 30 euro. Il ministro Gianmarco Mazzi, in più occasioni, ha definito overtourism una parola pericolosa, invitando a ragionare di gestione dei flussi più che di eccesso. Il turismo crocieristico, con i suoi arrivi concentrati in poche ore, è il banco di prova più severo di quella distinzione.
Resta il quadro generale, dentro il quale questi 16 milioni di persone sono una quota precisa: le presenze turistiche in Italia sono salite a 548,9 milioni, e il turismo crocieristico ne rappresenta una porzione piccola ma molto concentrata nel tempo e nello spazio. Per chi gestisce una struttura la domanda utile non è se il traffico crescerà, perché i piani delle compagnie e dei porti dicono che crescerà, ma quanta parte di quel valore la propria struttura sarà in grado di intercettare, e con quali tariffe.
Fonti: Risposte Turismo, Italian Cruise Watch 2026, presentato alla tredicesima edizione dell’Italian Cruise Day di Livorno il 23 ottobre 2026; Qualitytravel; Il Nautilus; Shipping Italy; Travel Quotidiano.
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