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Hotel affacciato su un lago italiano, scenario del turismo italiano 2026

Turismo italiano 2026, le presenze salgono a 548,9 milioni

Turismo italiano 2026, le presenze salgono a 548,9 milioni

Il quarto rapporto di SRM e Federalberghi, presentato a Rimini nel pieno del TTG, descrive un settore che cresce ancora ma con margini più sottili. La spinta arriva dalla domanda internazionale, mentre i costi di trasporto e di alloggio tornano in testa alla lista dei rischi segnalati dagli esperti.

Il turismo italiano 2026 arriva a 548,9 milioni di presenze, il 2,5 per cento in più dei 535,5 milioni del 2025. È il numero di apertura della quarta edizione del rapporto Turismo, Imprese e Territorio di SRM, il centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo, presentato il 14 ottobre al TTG Travel Experience di Rimini insieme a Federalberghi. Accanto a quella cifra il rapporto mette un valore aggiunto diretto di 121,9 miliardi di euro e un peso dell’11,3 per cento sull’economia nazionale, contando anche effetti indiretti e indotti.

Quanto vale il turismo italiano 2026 nei conti del Paese

I 121,9 miliardi di valore aggiunto del turismo sono la parte che si vede: camere vendute, ristorazione, servizi acquistati dagli ospiti durante il soggiorno. L’11,3 per cento misura un’altra cosa, cioè l’effetto a catena su trasporti, agricoltura, edilizia, manifattura e servizi professionali. Letto dalla scrivania di chi gestisce una struttura, è il dato che spiega perché il turismo compare in quasi tutti i programmi di sviluppo territoriale: muove molto più denaro di quello che incassa direttamente, e il valore aggiunto del turismo diretto è soltanto la prima riga del conto.

La presentazione si è tenuta nella sala Ravezzi della fiera di Rimini, con la relazione introduttiva di Massimo Deandreis, direttore generale di SRM, l’intervento di Anna Maria Roscio per la Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo e le conclusioni del presidente di Federalberghi Bernabò Bocca. Per Roscio il turismo è diventato il perno di molte strategie di sviluppo locale, e la banca accompagna le imprese ricettive con credito e consulenza. Bocca ha scelto il TTG come sede della presentazione perché è il momento dell’anno in cui il settore si conta davvero.

Da dove arrivano le presenze turistiche che crescono

La crescita delle presenze turistiche, scrive SRM, è sostenuta soprattutto dalla domanda internazionale. È un movimento che gli operatori conoscono bene e che si legge anche nei conti della Banca d’Italia: nei primi otto mesi del 2026 la spesa dei turisti stranieri in Italia ha superato i 16 miliardi di euro, con un andamento trainato dalle città e dai soggiorni brevi.

Il mercato interno è più fermo, e le presenze turistiche degli italiani lo dicono con chiarezza. Il Barometro del turismo di Federalberghi, elaborato su dati Istat, segnala che tra gennaio e maggio 2026 le presenze di italiani in albergo sono scese del 2 per cento, mentre il numero di alberghi resta sostanzialmente quello di dieci anni fa e crescono soltanto le categorie a quattro e cinque stelle. Significa che la stessa quantità di camere viene riempita da una clientela diversa, con aspettative e sensibilità al prezzo diverse. Nella stagione calda lo stesso effetto si era visto nei numeri dell’estate, quando le presenze turistiche avevano sfiorato i 276 milioni con un tasso di saturazione del 62 per cento.

Investimenti, competenze e innovazione: le tre leve indicate dal rapporto

SRM indica tre leve per far crescere il valore aggiunto del turismo nei prossimi anni: investimenti, competenze e innovazione. A queste aggiunge una richiesta di governance più solida delle destinazioni, perché la differenza fra un territorio che cresce e uno che si limita a ospitare passa dalla capacità di coordinare trasporti, servizi, promozione e qualità dell’offerta ricettiva.

Il rapporto dedica un capitolo allo stato dell’arte dell’intelligenza artificiale nel settore, con un confronto fra adozione e performance delle imprese turistiche e un focus sul Mezzogiorno, e un capitolo al mercato del lavoro curato dal centro studi Federalberghi. Sono i due punti dove il divario fra imprese è più evidente: chi ha messo mano ai processi raccoglie dati utilizzabili, chi non lo ha fatto si muove a percezione. Lo si era visto in un’altra indagine recente, secondo cui il 91 per cento degli hotel usa già strumenti di AI ma solo il 28 per cento ha un piano, e il tema resta aperto nel nostro approfondimento sull’intelligenza artificiale in hotel.

Quali rischi segnalano gli esperti per i prossimi mesi

La parte meno rassicurante del quadro sul turismo italiano 2026 riguarda le aspettative. Nell’indagine di UN Tourism sul sentiment degli esperti del settore, il 67 per cento indica come rischio principale l’aumento dei costi di trasporto e di alloggio: un anno prima era il 40 per cento. Al secondo posto, con il 66 per cento, ci sono le conseguenze del conflitto in Medio Oriente, che continua a pesare su alcune rotte e su alcuni mercati di origine.

SRM accompagna il dato con una lettura prudente: la domanda resta resiliente, ma il margine di manovra sui prezzi si assottiglia. Quando il costo del viaggio sale e la capacità di spesa non cresce alla stessa velocità, la prima voce che si accorcia è la durata del soggiorno, non la decisione di partire.

Dove si gioca adesso la partita per una struttura italiana

Un comparto che vale l’11,3 per cento dell’economia è fatto in Italia soprattutto di imprese piccole, spesso familiari, che non hanno la scala per assorbire aumenti di costo con la leva finanziaria. Per loro il dato dei 548,9 milioni di presenze turistiche dice poco se non viene incrociato con tariffa media, mix di mercati e peso del canale diretto. Il turismo italiano 2026 cresce, ma cresce dove l’offerta è stata rimessa a punto, e il valore aggiunto del turismo si distribuisce in modo molto diseguale fra strutture e territori.

Non è un caso che i capitali guardino proprio a questo: gli 1,9 miliardi di euro investiti nell’immobiliare alberghiero nei primi nove mesi dell’anno sono andati in buona parte su strutture da riposizionare, non su alberghi già a regime. La domanda che resta sul tavolo, per chi gestisce una struttura, non riguarda quante presenze arriveranno nel 2027, ma quanta parte di quel flusso la sua struttura è in grado di trattenere a un prezzo che regga i costi.

Fonti: SRM Centro Studi e Ricerche del gruppo Intesa Sanpaolo, rapporto Turismo, Imprese e Territorio, quarta edizione, presentato il 14 ottobre 2026 al TTG Travel Experience di Rimini; Federalberghi, Barometro del turismo, secondo trimestre 2026; Istat; Banca d’Italia; UN Tourism, indagine sul sentiment degli esperti 2026; TTG Italia.

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