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Canale di Venezia con gondole, il contributo di accesso sale nel 2027

Venezia, il contributo di accesso può salire fino a 30 euro

Venezia, il contributo di accesso può salire fino a 30 euro

La sperimentazione 2026 si è chiusa a fine luglio con un ticket da cinque o dieci euro e sessanta giornate di applicazione. Ora il Comune ragiona su una cifra tripla, su un calendario più lungo e su una revisione dell’imposta di soggiorno che tocca da vicino gli alberghi di fascia alta.

Il contributo di accesso a Venezia può salire fino a 30 euro a partire dal 2027. L’ipotesi porta la firma di Michele Zuin, assessore al Bilancio, ai tributi e alle società partecipate della giunta guidata dal sindaco Simone Venturini, e riguarda le giornate di maggiore pressione. L’idea di arrivare a 50 euro, circolata nei giorni scorsi, è stata invece scartata.

Non è una decisione già presa. Una modifica di questa portata richiede un passaggio con il governo e con il Parlamento, perché la misura nasce come sperimentazione dentro una cornice normativa nazionale.

Come funziona oggi il contributo di accesso a Venezia

Nel 2026 il contributo di accesso si è applicato al centro storico su sessanta giornate non consecutive, dal 3 aprile al 26 luglio. Chi prenota almeno quattro giorni prima dell’arrivo paga cinque euro, chi si muove sotto quella soglia ne paga dieci.

La doppia tariffa non serve a incassare di più. Serve a spostare i visitatori sulla prenotazione anticipata, cioè a dare all’amministrazione un dato leggibile prima che le persone arrivino davvero in città.

Chi pernotta in una struttura ricettiva del Comune di Venezia non paga, ma deve registrarsi sulla piattaforma comunale e ottenere il proprio codice. Lo stesso vale per i residenti in Veneto, per chi arriva per cure mediche, per chi partecipa a competizioni sportive e per i parenti dei residenti fino al terzo grado. Restano fuori dal perimetro, senza alcun adempimento, i residenti del centro storico, i lavoratori, gli studenti e i proprietari di immobili che pagano l’IMU in città.

È un meccanismo che le reception veneziane conoscono bene, perché la registrazione degli ospiti pernottanti è ricaduta sul desk.

Perché il Comune ragiona su una soglia da 30 euro

La lettura di Zuin è asciutta: cinque o dieci euro sono ormai alla portata di tutti e rischiano di non funzionare come disincentivo. L’obiettivo dichiarato non è fare cassa, ma alleggerire la pressione del turismo giornaliero nelle date di punta, quelle in cui la città si riempie e si svuota nel giro di poche ore.

Il primo maggio è l’esempio che l’assessore porta più spesso: una giornata in cui il flusso non si governa con una tariffa simbolica.

È lo stesso terreno su cui si muove il dibattito nazionale. Pochi giorni fa il ministro del Turismo ha invitato a maneggiare con prudenza il termine overtourism, definendolo una parola pericolosa per le destinazioni italiane e spostando l’accento sulla gestione dei flussi. Venezia prova a tradurre quella gestione in uno strumento tariffario.

L’imposta di soggiorno sale insieme al ticket?

Sul tavolo c’è anche una revisione dell’imposta di soggiorno, con l’ipotesi di portarla a otto o nove euro per gli alberghi a cinque stelle, per allineare Venezia ad altre grandi città italiane.

Qui il discorso entra nei conti delle strutture. Zuin ha spiegato che la richiesta di rivedere l’impianto arriva anche dagli albergatori e che tutto va fatto senza danneggiare le attività del territorio, cercando il giusto equilibrio.

Resta aperta la domanda che il settore si porta dietro da tempo: quanto pesa davvero un prelievo in più sulla scelta della destinazione. Una ricerca internazionale recente ha misurato che il 29% dei viaggiatori cambia meta di fronte a dieci euro di tassa di soggiorno. Sulla fascia cinque stelle l’elasticità è diversa, ma il segnale non è trascurabile quando il confronto si gioca fra capitali europee.

Contributo di accesso e imposta di soggiorno: due strumenti diversi

Vale la pena tenere distinti i due strumenti, perché finiscono spesso nello stesso titolo di giornale. Il primo colpisce chi entra in città per poche ore e non dorme in una struttura ricettiva. L’imposta di soggiorno colpisce invece chi pernotta, e viene incassata dall’albergo per conto del Comune.

Il ticket, in teoria, lavora a favore delle strutture: sposta il valore verso chi resta. L’imposta grava sul conto di un ospite che l’albergo ha già acquisito.

Muoverli insieme significa agire su due leve opposte nello stesso momento. È la ragione per cui gli operatori veneziani guardano al dossier con attenzione diversa a seconda della fascia in cui lavorano.

Quanto può allungarsi il calendario delle giornate

La seconda variabile è il numero di date. L’amministrazione valuta di aggiungere marzo e settembre, mesi in cui i flussi restano consistenti, mantenendo il perimetro attuale fra aprile e luglio.

Il freno è operativo prima che politico. Ogni giornata di applicazione significa steward ai varchi, presidio della polizia locale e costi di controllo che crescono con il calendario. Prima di allargare, il Comune vuole leggere i dati della sperimentazione e capire dove il sistema regge davvero.

Per le strutture la conseguenza è concreta: il calendario del ticket diventa una variabile da considerare quando si costruiscono le tariffe di spalla e le offerte di bassa stagione.

Che cosa resta in mano a chi gestisce un albergo in laguna

Il primo effetto riguarda la domanda. Se il ticket diventa un deterrente reale per il visitatore giornaliero, la quota di chi pernotta pesa di più, e con essa il valore di una camera in centro storico. Il mercato questa lettura la sta già facendo: a settembre ha aperto al Tronchetto un nuovo albergo da 406 camere, un investimento che scommette sulla domanda stanziale.

Il secondo effetto è sul prezzo percepito. Se l’imposta di soggiorno sale, la distanza fra tariffa esposta e conto finale si allarga, e spiegarla al momento della prenotazione diventa lavoro commerciale, non un adempimento.

Il terzo è operativo e ricade sul desk: registrazioni, esenzioni da verificare, ospiti che arrivano senza codice. Chi ha attraversato le stagioni di sperimentazione sa che il tempo speso al banco non è una voce secondaria.

Nulla di tutto questo è deciso. Ma il perimetro della discussione è chiaro, e conviene arrivarci con i propri numeri: quota di clientela giornaliera indotta, incidenza del prelievo sul conto medio, minuti spesi in reception per ogni arrivo.

Fonti: Comune di Venezia, pagina ufficiale del Contributo di accesso e delibera di giunta sugli importi 2026; dichiarazioni dell’assessore al Bilancio Michele Zuin riprese da Milano Finanza e QuiFinanza, 21 settembre 2026; TTG Italia, 23 settembre 2026.

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