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Palazzo con balconi fioriti, gli affitti brevi nelle città italiane

Affitti brevi, nasce al ministero il tavolo permanente

Affitti brevi, nasce al ministero il tavolo permanente

Il ministero ha messo attorno allo stesso tavolo alberghi, extralberghiero e locazioni brevi, con la prima riunione attesa in Sala Italia in questi giorni. Per chi gestisce un hotel la partita non è più soltanto fiscale: riguarda le regole del gioco e il peso che ciascun comparto avrà nelle prossime scelte.

Gli affitti brevi tornano al centro del confronto istituzionale, questa volta con un luogo fisso in cui discuterne. Il 22 ottobre il Ministero del Turismo ha riunito a Roma i rappresentanti del comparto ricettivo, alberghiero ed extralberghiero, e dall’incontro è nato un tavolo permanente che si riunirà per la prima volta in Sala Italia nella settimana appena cominciata. L’obiettivo dichiarato è definire linee di intervento condivise su un tema che negli ultimi tre anni ha prodotto più contenzioso che regole stabili.

Che cosa è il tavolo permanente sugli affitti brevi

La convocazione era stata annunciata dal ministero il 2 ottobre, con una motivazione precisa: aprire un confronto congiunto sulla proposta di regolamentazione europea in materia di locazioni brevi. All’incontro, promosso dal ministro Gianmarco Mazzi, si è presentato un fronte ampio, con le associazioni dell’ospitalità alberghiera accanto a quelle dell’extralberghiero e dei proprietari che affittano per brevi periodi. I resoconti parlano di un clima collaborativo, che nel merito di questa materia non è un dettaglio.

Il tavolo permanente non ha poteri normativi e non sostituisce il lavoro parlamentare. Il suo valore sta nella continuità: una sede stabile significa che le posizioni dei comparti arrivano al ministero prima che le norme siano scritte, non dopo. Per un settore che negli ultimi anni ha visto misure introdotte in sede di manovra e poi corrette, è una differenza di metodo che vale la pena seguire da vicino.

Quante strutture sono censite e quante hanno il codice identificativo nazionale

I numeri che il tavolo ha davanti sono noti. Rispondendo al question time del Senato il 9 ottobre, Mazzi ha indicato 590.291 locazioni censite nella banca dati nazionale, di cui 506.296 già dotate di codice identificativo nazionale, circa l’86% del totale. Il codice identificativo nazionale è lo strumento con cui per la prima volta è stata mappata l’offerta ricettiva italiana nel suo complesso, alberghi compresi, e su quei dati si innestano oggi i controlli.

Come abbiamo raccontato analizzando il censimento delle 506mila strutture con CIN su 590mila, la funzione Lens, disponibile dal 2025, consente a Comuni, Guardia di finanza e Polizia locale di verificare strutture e annunci online. Nel 2026 l’accesso è stato ampliato: attraverso il codice è possibile incrociare flussi fiscali e dichiarazioni dei redditi collegate alle locazioni di breve periodo. L’infrastruttura di controllo, insomma, esiste già; quello che manca è l’accordo politico su come usarla.

Perché il regolamento europeo sposta il perimetro

Il convitato di pietra del tavolo è il regolamento europeo 1028 del 2024 sulla raccolta e lo scambio dei dati relativi ai servizi di affitto di alloggi a breve termine. Il ministero ha dichiarato di essere al lavoro con le principali piattaforme per applicarlo, con l’obiettivo di rendere i controlli sugli annunci sistematici e periodici anziché occasionali. È lo stesso impianto che, come abbiamo spiegato quando l’Unione europea ha dato ai Comuni il potere di limitare le locazioni turistiche, sposta il baricentro della regolazione dal livello nazionale a quello urbano.

Le città, in effetti, si sono già mosse. A Napoli il consiglio comunale ha introdotto un tetto del 30% degli appartamenti per singolo palazzo, e altre amministrazioni stanno studiando strumenti analoghi. Un tavolo nazionale che arrivi in ritardo rispetto ai regolamenti comunali rischia di certificare scelte già prese; se invece riesce a fissare criteri omogenei, può evitare al settore un mosaico di regole diverse da quartiere a quartiere.

Che cosa portano al tavolo i due comparti

Dal lato extralberghiero la richiesta è esplicita: portare alle istituzioni le esigenze dell’ospitalità non alberghiera, tutelare la piccola proprietà e arrivare a una regolamentazione equilibrata, come ha indicato la federazione Fare commentando l’avvio del percorso. È una posizione che riconosce la necessità di regole e chiede in cambio proporzionalità, distinguendo tra chi affitta un appartamento e chi gestisce decine di unità con criteri imprenditoriali.

Dal lato alberghiero il tema è la parità delle condizioni, su sicurezza, adempimenti, imposte locali e responsabilità verso l’ospite, e la richiesta di una cornice industriale di medio periodo. Non è una novità: Confindustria Alberghi ha già chiesto un piano decennale per il turismo italiano, sostenendo che il comparto vada trattato come politica industriale e non come emergenza stagionale. Il tavolo permanente è, da questo punto di vista, il primo luogo in cui le due letture possono misurarsi senza passare dai comunicati.

Dove può incidere chi gestisce una struttura

La tentazione, in questa fase, è guardare al tavolo come a una vertenza tra categorie. Conviene fare il contrario e trattarlo come una finestra operativa. La prima cosa utile è far arrivare dati veri alla propria associazione: quante camere ha una città, quanti alloggi non alberghieri, quanto incide ciascun segmento sulla tassa di soggiorno incassata dal Comune. Le posizioni che pesano, in questi confronti, sono quelle documentate.

La seconda è di casa propria. Con la banca dati nazionale e i controlli incrociati diventati strutturali, vale la pena verificare che i propri dati siano aggiornati, che il codice sia esposto correttamente negli annunci e che la comunicazione dei flussi sia allineata, perché le verifiche non riguardano solo l’extralberghiero. La terza è di posizionamento: man mano che le regole sugli alloggi non alberghieri si fanno più chiare, torna a contare ciò che un albergo sa fare e un appartamento no, dalla sicurezza al servizio alla responsabilità verso l’ospite. Su questo terreno la concorrenza si gioca meglio che su un prezzo.

Il calendario dirà molto. Se il tavolo permanente resterà una sede di ascolto, cambierà poco; se produrrà linee di intervento riconoscibili prima della prossima manovra, gli affitti brevi smetteranno di essere un capitolo fiscale e torneranno a essere, come dovrebbero, un capitolo di politica ricettiva.

Fonti: Ministero del Turismo, comunicato del 2 ottobre 2026; risposta del ministro del Turismo al question time del Senato, 9 ottobre 2026; Aigo Confesercenti, comunicato del 22 ottobre 2026; Travelnostop; AgenziaCult; TTG Italia.

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