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Stagione turistica: lettini a bordo piscina in un resort del Sud Italia

CDSHotels cresce del 17% e tiene aperto fino a novembre

CDSHotels cresce del 17% e tiene aperto fino a novembre

Il dato di un singolo gruppo non fa un mercato, ma racconta bene che cosa è cambiato nell’estate italiana: meno prenotazioni in anticipo, più decisioni dell’ultimo momento e una coda di stagione che spinge fino ai primi giorni di novembre. Con conseguenze dirette su organici, tariffe e costi fissi.

La stagione turistica 2026 si è chiusa più tardi del previsto per una parte dell’offerta italiana. CDSHotels, gruppo alberghiero con strutture in Puglia, Sicilia e Calabria, ha archiviato i primi nove mesi dell’anno con un fatturato in crescita del 17% rispetto allo stesso periodo del 2025. Lo ha comunicato la società per bocca di Ada Miraglia, direttore commerciale, che parla di un risultato significativo e guarda al bilancio complessivo della stagione con fiducia.

Il numero va letto per quello che è: il consuntivo di un operatore, non una media di settore. Ma l’andamento mensile che lo ha prodotto è lo stesso che molti albergatori del Mezzogiorno hanno visto sui propri gestionali, e per questo vale la pena entrarci dentro. Dentro c’è il tema che tutto il comparto chiama destagionalizzazione, e che quest’anno ha smesso di essere uno slogan da convegno.

I numeri dei primi nove mesi

Il gruppo chiude i nove mesi con ricavi in aumento del 17% su un 2025 che si era già chiuso sopra i 65 milioni di euro di fatturato, con un ebitda intorno al 13%. Non è una crescita da ripartenza: è un incremento costruito su una base già alta, il che rende il confronto più severo e il dato più interessante.

Chi segue il gruppo da qualche anno ricorda il percorso: quando raccontavamo l’obiettivo dei 60 milioni di fatturato fissato per il 2024, quella soglia sembrava un traguardo. Due stagioni dopo è un punto di partenza.

Come si è mossa la domanda, mese per mese

La curva delle prenotazioni del 2026, nella lettura del gruppo, si divide in tre tempi. Un primo trimestre con advance booking solido fino a marzo, con ospiti che hanno chiuso presto la vacanza estiva. Poi aprile e maggio di stabilizzazione, quando il flusso di nuove prenotazioni ha rallentato e i pick up settimanali sono diventati più piatti. Infine la ripresa dei mesi successivi, guidata da chi ha deciso tardi.

È uno schema che si è ripetuto in buona parte del Paese, con una stagione turistica che si è decisa tardi e che ha messo in difficoltà le previsioni fatte a febbraio. Chi in primavera ha letto il rallentamento come un segnale di stagione debole ha rischiato di tagliare le tariffe troppo presto, prima che arrivasse la coda di domanda.

Quanto si è allungata la stagione turistica nel Mezzogiorno

Il punto più rilevante per il comparto è la durata. Il gruppo segnala che la domanda è proseguita in ottobre e che diverse strutture resteranno operative fino ai primi giorni di novembre. Per un prodotto costruito sul mare, che storicamente chiudeva tra la fine di settembre e i primi di ottobre, significa tre o quattro settimane di esercizio in più, cioè destagionalizzazione misurata in giornate di apertura e non in buone intenzioni.

Il contesto nazionale si muove nella stessa direzione. Secondo i dati Istat sui flussi turistici del secondo trimestre 2026, le presenze negli esercizi ricettivi sono cresciute del 3,9% con arrivi in leggera flessione, segno di soggiorni mediamente più lunghi: 3,15 notti di permanenza media, 3,34 per la clientela straniera, che vale il 61,6% delle presenze. Gli alberghi sono cresciuti del 2,4%, l’extralberghiero del 5,6%.

La stagione turistica italiana, insomma, non si è allungata soltanto nei comunicati: si è allungata nei numeri, e lo ha fatto soprattutto grazie alla domanda internazionale. Per CDSHotels gli italiani restano il primo mercato nei mesi di punta, mentre tra i mercati esteri i primi tre sono Francia, Regno Unito e Germania.

Le prenotazioni last minute sono diventate la regola

Il secondo elemento da registrare è il peso delle prenotazioni last minute. Nel racconto del gruppo è questo tipo di domanda ad aver sostenuto i mesi centrali e la coda della stagione, accompagnato da una richiesta crescente di flessibilità su pagamenti e cancellazioni. Le prenotazioni last minute non sono una novità del 2026, ma il loro peso sul totale continua a salire.

Per una direzione commerciale la conseguenza è pratica. La finestra utile per spostare i prezzi si accorcia, il valore delle previsioni a sei mesi si riduce e la gestione del revenue si concentra sulle ultime due o tre settimane prima dell’arrivo. Chi ha strumenti di prezzo dinamico li usa di più; chi lavora con tariffe fisse pubblicate a gennaio rischia di lasciare margine sul tavolo in entrambe le direzioni. Con molte prenotazioni last minute, il prezzo di settembre si costruisce ad agosto.

C’è anche un rovescio della medaglia che il settore conosce bene: la flessibilità concessa in fase di prenotazione si traduce in un tasso di cancellazione più alto, e quindi in un portafoglio di prenotazioni che va presidiato fino all’ultimo. La disponibilità teorica e quella reale smettono di coincidere. Sulle prenotazioni last minute il rischio è più contenuto, perché la distanza dall’arrivo è breve, ma il controllo quotidiano del portafoglio resta l’unico strumento affidabile.

Destagionalizzazione, che cosa comporta tenere aperto tre settimane in più

Allungare la stagione non è solo ricavo aggiuntivo. È un’organizzazione da ripensare. I contratti stagionali vanno estesi e i rinnovi vanno negoziati quando parte del personale ha già altri impegni; i reparti vanno tenuti in piedi con occupazioni che a ottobre difficilmente somigliano a quelle di agosto; i costi fissi corrono anche con metà delle camere vendute. Il nodo energia, che pesa sui conti alberghieri come abbiamo visto raccontando i 164 milioni di euro in più stimati per il secondo semestre, non scompare quando la stagione si allunga: si distribuisce su più giorni.

La domanda da porsi, struttura per struttura, è semplice da formulare e difficile da risolvere, e riguarda il senso economico della destagionalizzazione: a quale livello di occupazione e di tariffa media conviene restare aperti a ottobre, e quale parte dell’organizzazione è disposta a seguire quella scelta. Perché la coda di stagione rende se il prodotto è pensato per quel periodo, con un’offerta diversa da quella estiva, e non se si prolunga per inerzia la stessa giornata di agosto.

Sul fronte dello sviluppo il gruppo guarda al 2027 con un nuovo hotel in Salento e con ampliamenti su due strutture già in portafoglio. È la direzione che diversi operatori del Sud stanno seguendo, da chi lavora al progetto di una catena alberghiera italiana di scala a chi preferisce crescere su poche destinazioni presidiate bene. Due strade diverse per rispondere alla stessa domanda: come si tiene alta la redditività quando la stagione turistica cambia forma.

Fonti: CDSHotels, dichiarazioni aziendali, ottobre 2026; TravelQuotidiano; Qualitytravel; TTG Italia; Istat, Flussi turistici, secondo trimestre 2026.

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