L’Ufficio Studi di Confcommercio ha messo in fila i numeri del nuovo rincaro dell’energia: oltre un miliardo di costi in più per il terziario tra luglio e dicembre. Agli alberghi ne toccano 164 milioni, proprio mentre molte strutture preparano l’autunno e le località di montagna l’avvio della stagione invernale.
Il caro energia torna sul conto economico degli hotel. Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio diffuse il 20 settembre, gli alberghi italiani pagheranno nel secondo semestre del 2026 circa 164 milioni di euro in più di bollette rispetto ai livelli di partenza. È una fetta di un aumento che per commercio, turismo e ristorazione supera nel complesso il miliardo di euro.
La cifra è stata rilanciata in questi giorni come una bolletta da un miliardo per l’hotellerie. Non è così: il miliardo riguarda l’intero terziario. Per gli alberghi il conto aggiuntivo stimato è di 164 milioni, un numero più piccolo ma tutt’altro che trascurabile per imprese che, in molti casi, chiudono l’anno proprio con i ricavi dell’autunno.
Quanto pesa il caro energia sugli hotel italiani
La ripartizione di Confcommercio mette gli alberghi al terzo posto tra i comparti del terziario più esposti. In testa ci sono i negozi tradizionali con 494 milioni di costi aggiuntivi, poi i ristoranti con 207 milioni, gli alberghi con 164, i bar con 111 e la grande distribuzione con 50.
Per dare una misura, Istat ha censito in Italia 32.943 esercizi alberghieri nel 2024. Distribuito in modo uniforme, l’aumento varrebbe in media circa cinquemila euro a struttura in sei mesi. È solo un ordine di grandezza: un resort con spa e piscine riscaldate, un grande albergo congressuale o un hotel di montagna aperto d’inverno sono molto più esposti di un piccolo albergo stagionale di città già chiuso a ottobre.
Nel complesso, secondo Confcommercio, la spesa energetica del terziario potrebbe tornare a sfiorare i 2,9 miliardi di euro a trimestre, livelli che riportano al 2022.
Perché le bollette sono tornate a salire
I numeri di partenza sono quelli dei mercati all’ingrosso. A settembre il prezzo unico nazionale dell’elettricità, il PUN, è superiore del 73,3% alla media del 2025 e del 271,1% ai livelli precedenti la pandemia. Il gas scambiato al TTF di Amsterdam segna un aumento del 161,2% rispetto a settembre dello scorso anno, mentre il petrolio è cresciuto del 55,7% dall’inizio del 2026.
C’è poi una questione strutturale che riguarda solo l’Italia. Nel 2025 il 43,7% dell’elettricità italiana è stato prodotto da centrali a gas, contro il 18,2% della Spagna, il 17,6% della Germania e il 3,2% della Francia. Quando il gas sale, l’elettricità italiana lo segue più da vicino di quella dei vicini europei. Le rinnovabili coprono il 50% della produzione nazionale, contro il 56,9% della Spagna.
Il risultato è un divario di prezzo che pesa sulla competitività: secondo l’analisi, un’impresa italiana paga l’elettricità 65,3 euro al megawattora in più di una tedesca, 67,2 euro in più di una spagnola e 69,4 euro in più di una francese. Per un albergo italiano che compete sugli stessi mercati internazionali di una struttura in Costa Brava o in Provenza, è un costo che non si vede nel prezzo della camera ma incide sul margine.
Cosa chiede Confcommercio al governo
Il presidente Carlo Sangalli ha parlato del rischio di entrare in una nuova stagione inflazionistica e ha chiesto di evitare che i rincari si scarichino interamente sulle bollette. Le richieste della confederazione sono concrete: un intervento d’urgenza sugli oneri di sistema, il ritorno ad aliquote più alte per l’Ecobonus sugli interventi di efficienza energetica, l’attivazione di contratti di fornitura di lungo periodo in forma aggregata, i cosiddetti PPA, e lo sblocco delle autorizzazioni per le rinnovabili, con circa quattromila pratiche ferme e oltre 130 gigawatt di capacità in attesa.
Sul tavolo ci sono anche due temi di più lungo respiro: il superamento del prezzo unico nazionale a favore di un sistema a prezzi zonali e una riflessione sul nucleare.
C’è infine uno scenario macroeconomico che interessa direttamente chi vende soggiorni. Se il Brent si stabilizzasse a 140 dollari al barile nel 2027, Confcommercio stima un’inflazione in aumento di 0,7 punti, fino al 3,7%, e una perdita di consumi delle famiglie di circa 6,5 miliardi, intorno ai 250 euro a nucleo. Sono euro che in parte verrebbero sottratti alle vacanze e ai fine settimana fuori casa.
Il caro energia arriva in un anno di domanda ancora solida
Il rincaro non arriva in un momento di crisi della domanda. I dati Istat sul secondo trimestre mostrano presenze in crescita del 3,9% e alberghi a più 2,4%, e l’estate si è chiusa con numeri importanti. Il problema, quindi, non è quanti ospiti arriveranno in autunno, ma quanto resterà in cassa dopo averli accolti.
Per molte strutture questo significa rivedere il budget dell’ultimo trimestre con un’ipotesi di costo energetico diversa da quella scritta a inizio anno. E significa guardare con più attenzione a come sono costruiti i contratti di fornitura: un contratto indicizzato al PUN trasferisce subito il rincaro in bolletta, uno a prezzo fisso firmato prima dell’estate lo rinvia alla scadenza.
Da dove passa la risposta di chi gestisce un albergo
Le leve a disposizione di una singola struttura non cambiano il prezzo del gas, ma possono cambiare quanto se ne consuma e in quali ore. La prima è la conoscenza: sapere quali aree dell’hotel assorbono più energia, dalla cucina alla lavanderia, dalla spa alla climatizzazione delle camere vuote, è la base per decidere dove intervenire. Molte strutture scoprono consumi rilevanti in ambienti che restano accesi senza ospiti.
La seconda leva è l’investimento. Chi ha un progetto di efficientamento pronto può ancora guardare al bando Green Tour, con domande aperte fino all’8 ottobre, pensato proprio per le imprese turistiche che vogliono ridurre i consumi e produrre energia da fonti rinnovabili. Fotovoltaico, pompe di calore e sistemi di gestione degli impianti, oggi, si ripagano più in fretta di quanto accadeva con l’energia a buon mercato.
La terza riguarda il rapporto con gli ospiti. La sensibilità verso la sostenibilità, come raccontano le analisi sulle scelte di viaggio orientate all’ambiente, rende più facile spiegare politiche come il cambio della biancheria su richiesta o la regolazione intelligente della temperatura, che riducono i consumi senza togliere comfort.
Nessuna di queste misure compensa da sola 164 milioni di costi in più. Ma il caro energia del 2022 ha insegnato al settore una cosa: le strutture che avevano già misurato e ridotto i propri consumi hanno attraversato quella fase con margini migliori. L’autunno del 2026 può essere il momento per rimettere mano a quei numeri, prima che arrivino le bollette di novembre.
Fonti: Confcommercio, Ufficio Studi, analisi sull’impatto del caro energia su imprese del terziario ed economia, 19-20 settembre 2026, con dichiarazioni del presidente Carlo Sangalli; Il Sole 24 Ore, 20 settembre 2026; TTG Italia, 21 settembre 2026; Istat, Flussi turistici II trimestre 2026 e Capacità degli esercizi ricettivi 2024.
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