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Fatturato alberghiero: banco della reception di un albergo italiano

Fatturato alberghiero a +3%: il divario con le presenze

Fatturato alberghiero a +3%: il divario con le presenze

Alla presentazione del quarto rapporto dell’Osservatorio SRM Intesa Sanpaolo il presidente di Federalberghi ha spostato la discussione dai volumi ai conti economici. Tra nuove modalità di rilevazione statistica, appartamenti che restano fuori dal radar e margini che si allargano solo dove si investe, il 2026 del turismo italiano va letto con due occhi diversi.

Il fatturato alberghiero cresce intorno al 3 per cento, mentre il racconto dell’ultimo anno turistico è arrivato a parlare di presenze in aumento del 14. La distanza tra i due numeri è il punto su cui Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, ha richiamato l’attenzione del settore intervenendo a Rimini alla presentazione del quarto rapporto dell’Osservatorio SRM Intesa Sanpaolo su turismo, imprese e territorio. La frase con cui ha chiuso il ragionamento è secca: i bilanci delle imprese si fanno con i fatturati e non con le presenze.

Perché il fatturato alberghiero non segue le presenze

Secondo Bocca una parte della crescita a due cifre di cui si è parlato nasce da un cambiamento nel sistema di rilevazione dell’Istat, che ha fatto emergere presenze prima non registrate. Non turisti nuovi, quindi, ma turisti che ora si contano. Sul fatturato alberghiero, invece, un cambio di metodo non produce un euro in più. È una differenza che cambia il senso di qualunque confronto con gli anni precedenti.

I dati dell’istituto aiutano a vedere dove si accumula questa crescita. Nel secondo trimestre del 2026 gli arrivi negli esercizi ricettivi italiani sono stati poco meno di 47 milioni, in calo dello 0,8 per cento, mentre le presenze hanno sfiorato i 148 milioni, in aumento del 3,9. Meno clienti e più notti: la permanenza media è salita a 3,15 notti, 3,34 per gli stranieri e 2,88 per gli italiani.

Il dettaglio per comparto è ancora più indicativo. Gli alberghi hanno registrato 27,6 milioni di arrivi e 77,6 milioni di presenze, in crescita del 2,4 per cento. L’extralberghiero ha superato i 19,3 milioni di arrivi e si è fermato attorno a 70,3 milioni di presenze, con un aumento del 5,6. Dentro quel comparto l’Istat conta anche le case e gli appartamenti affittati per brevi periodi, sia in forma imprenditoriale sia non imprenditoriale.

Qui il fatturato alberghiero e il totale delle presenze prendono strade diverse. Il volume cresce di più dove non esiste un conto economico d’impresa, dove non c’è un costo del personale strutturato e dove spesso non c’è nemmeno una fattura.

Che cosa dicono le presenze turistiche 2026 del rapporto SRM

Il quadro generale resta positivo. Le stime dell’Osservatorio indicano per l’anno in corso presenze turistiche 2026 a 548,9 milioni, con un aumento del 2,5 per cento sui 535,5 milioni del 2025 e una spinta che arriva soprattutto dalla domanda internazionale. Il valore aggiunto turistico diretto è stimato in 121,9 miliardi di euro e arriva a pesare l’11,3 per cento dell’economia nazionale considerando anche gli effetti indiretti e l’indotto.

Gli italiani valgono il 43 per cento delle presenze, una quota che Bocca ha letto come un invito a non dare per scontato il mercato interno e a lavorare sul Mezzogiorno, dove l’automobile resta un vantaggio rispetto alle destinazioni raggiungibili solo in aereo. Nell’indice di competitività turistica elaborato da SRM l’Italia ottiene il punteggio medio più alto tra i Paesi analizzati, con il Veneto in testa alle regioni.

Il mix dei mercati aiuta a capire da dove arriva la spinta. Nel secondo trimestre le presenze turistiche di clienti stranieri hanno pesato per il 61,6 per cento del totale, con un aumento del 4,6 per cento, contro il 2,7 della componente italiana. Maggio è stato il mese con la crescita più forte, in aumento dell’8,8 per cento sul 2025, mentre giugno ha concentrato il 44,1 per cento delle presenze del trimestre.

Accanto ai volumi c’è la dimensione economica dell’offerta, che abbiamo misurato di recente raccontando il mercato ricettivo italiano da 40,7 miliardi di euro, con il 59 per cento del transato che passa dai canali online. Due letture dello stesso settore che si incrociano raramente nei titoli di giornale.

Gli appartamenti che restano fuori dai ricavi degli alberghi

Il passaggio più scomodo del ragionamento riguarda il sommerso. Gli appartamenti turistici gestiti in forma non imprenditoriale, o del tutto in nero, entrano nelle statistiche delle presenze ma non nei fatturati rilevabili. Bocca ha detto di sperare che il Codice Identificativo Nazionale aiuti a far emergere la parte irregolare dell’offerta, senza la quale ogni confronto tra comparti resta incompleto.

È un tema che pesa direttamente sui ricavi degli alberghi. La pressione sui prezzi arriva da un’offerta che lavora con regole, costi e obblighi diversi, in un mercato dove gli annunci di affitti brevi in Italia hanno superato le 571 mila unità, in crescita del 7,2 per cento in un anno.

Il punto non è la concorrenza in sé, che è legittima quando le regole sono le stesse, ma il fatto che una parte di quell’offerta non compaia nei fatturati. Finché resta così, qualunque confronto tra le presenze turistiche e i ricavi degli alberghi restituisce un divario che nessun direttore può spiegare al proprio consiglio.

Dove si allargano i margini, tra investimenti e tecnologia

Il rapporto contiene anche il numero che vale di più per chi deve decidere dove mettere risorse nel 2027. Nel 2024 le imprese turistiche che hanno investito hanno chiuso con un fatturato medio di 1,92 milioni di euro contro 1,54 milioni, e con un Ebitda di 441 mila euro contro 342 mila. La differenza non sta nel ciclo del mercato, sta nella scelta di investire.

Sulla tecnologia il quadro è ancora aperto. Il 37,1 per cento delle strutture ha introdotto o programmato soluzioni di intelligenza artificiale, ma la maturità tecnologica media del comparto resta bassa, 1,85 su una scala da 1 a 5. Per chi parte adesso il margine di manovra è ampio, e il costo del ritardo si vedrà nei prossimi bilanci.

Sul fronte del credito Intesa Sanpaolo ha ricordato di aver erogato oltre 14 miliardi di euro al turismo tra il 2020 e il giugno 2026, e ha presentato un nuovo piano da 20 miliardi destinato a commercio, artigianato e turismo. Il settore, dal canto suo, rivendica 1,596 milioni di dipendenti nel 2025 e un lavoro che, come ha ricordato Bocca, non si può meccanizzare e non si può delocalizzare.

Il nodo dei prezzi e la percezione dei mercati

C’è un ultimo elemento che il rapporto mette in fila e che riguarda da vicino il fatturato alberghiero dei prossimi mesi. Nell’indagine di UN Tourism del 2026 la prima criticità segnalata dagli operatori a livello internazionale è l’aumento dei costi di trasporto e di alloggio, indicata dal 67 per cento degli intervistati contro il 40 per cento del 2025. Al secondo posto, con il 66 per cento, ci sono le conseguenze del conflitto in Medio Oriente.

Il dato va letto con attenzione da chi ha alzato le tariffe negli ultimi tre anni. La crescita dei ricavi degli alberghi è arrivata in buona parte dal prezzo medio e non dai volumi, una scelta corretta in una fase di costi in salita. Ma quando il prezzo diventa la prima barriera percepita dal mercato il margine di manovra si restringe, e la leva torna a essere il valore offerto: il servizio, i servizi accessori, i motivi concreti per scegliere una struttura e non un appartamento.

Quali numeri guardare per capire se la stagione è andata bene

La lettura operativa è semplice e poco consolatoria. Un anno con più presenze non è automaticamente un anno migliore per il conto economico, e il confronto con i dati nazionali serve a poco se non si mettono accanto tre grandezze interne: il ricavo medio per camera disponibile, il fatturato per camera occupata e l’andamento dei costi fissi, dove nel secondo semestre ha pesato anche il caro energia per 164 milioni di euro sulle strutture italiane.

Il fatturato alberghiero è l’unico numero che finisce in bilancio. Le presenze dicono quanto si è mosso il Paese, i ricavi degli alberghi dicono quanto ne è rimasto all’impresa. Chi legge le due curve insieme, e sa spiegare perché nella propria struttura divergono, arriva al tavolo della banca o del fondo con una storia più solida di chi porta soltanto il tasso di occupazione.

Fonti: Osservatorio SRM Intesa Sanpaolo, quarto rapporto Turismo, Imprese e Territorio 2026, presentato al TTG Travel Experience di Rimini; Istat, Flussi turistici secondo trimestre 2026, comunicato del 14 settembre 2026; dichiarazioni del presidente di Federalberghi Bernabò Bocca; GuidaViaggi; TTG Italia; L’Agenzia di Viaggi.

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