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Spesa dei turisti stranieri: il Colosseo a Roma visto dalla strada in una giornata di sole

Spesa dei turisti stranieri a 16,2 miliardi nei primi otto mesi

Spesa dei turisti stranieri a 16,2 miliardi nei primi otto mesi

Il dato arriva a due settimane dal TTG di Rimini e dice una cosa precisa: gli stranieri in Italia spendono più di prima, ma non arrivano in numero maggiore. Per chi gestisce una struttura la differenza è tutta qui, perché cambia il punto su cui lavorare nei prossimi mesi: non il volume, il valore di ogni soggiorno.

La spesa dei turisti stranieri in Italia ha raggiunto 16,2 miliardi di euro nei primi otto mesi del 2026, con una crescita del 5 per cento sullo stesso periodo del 2025. Il numero arriva dalla seconda edizione del rapporto Tourism and Incoming Watch di Nexi, elaborato con la direzione scientifica dell’Osservatorio nazionale del turismo del Ministero del Turismo, e viene presentato in avvicinamento al TTG Travel Experience e a InOut, in Fiera a Rimini dal 14 al 16 ottobre.

Il rapporto misura i pagamenti con carta degli stranieri sul territorio italiano, quindi fotografa la spesa reale nei punti vendita, nei ristoranti e nelle strutture ricettive, non le intenzioni dichiarate in un sondaggio. È il motivo per cui merita attenzione anche da parte di chi non fa incoming organizzato.

Da dove arrivano i 16,2 miliardi

La cifra riguarda gennaio-agosto 2026 e cresce a un ritmo che il rapporto descrive come oltre sei volte superiore a quello registrato nell’anno precedente. Non è un rimbalzo post pandemico: quella fase si è chiusa. È un aumento del valore medio, che si somma a un quadro di arrivi molto più piatto.

L’edizione precedente dello stesso rapporto dava la misura di quanto sia concentrata questa ricchezza: il 75 per cento del valore dell’incoming si genera in venti province, e ristorazione e alloggio insieme assorbono circa la metà della spesa di destinazione. Chi lavora fuori da quelle venti province non è escluso dal fenomeno, ma raccoglie una quota di spesa per ospite più bassa, e questo ha conseguenze dirette sulle politiche tariffarie.

Spesa dei turisti stranieri su, arrivi giù: come si leggono insieme

Il confronto con i dati Istat sul secondo trimestre 2026 è la parte più utile per chi dirige una struttura. Nel trimestre l’Italia ha contato circa 47 milioni di arrivi e quasi 148 milioni di presenze: arrivi in calo dello 0,8 per cento, presenze in aumento del 3,9 per cento. Gli stranieri pesano per il 61,6 per cento delle presenze e crescono del 4,6 per cento, contro il 2,7 per cento degli italiani. La permanenza media si attesta a 3,15 notti, che diventano 3,34 per gli stranieri e 2,88 per la componente interna.

Tre segnali messi insieme: meno teste, più notti, più euro per notte. Significa che il mercato sta premiando chi sa allungare il soggiorno e vendere servizi dentro la struttura, non chi rincorre volume con tariffe basse. Ne abbiamo scritto analizzando il quadro del turismo internazionale nel primo semestre, dove l’Italia fa meglio della media.

Perché l’alberghiero cresce meno dell’extra-alberghiero

Sempre nel secondo trimestre, gli alberghi hanno registrato 27,6 milioni di arrivi e 77,6 milioni di presenze, con una crescita delle presenze del 2,4 per cento. L’extra-alberghiero si è fermato a 19,3 milioni di arrivi ma ha messo a segno 70,3 milioni di presenze, in aumento del 5,6 per cento. La crescita del comparto extra-alberghiero è più che doppia rispetto a quella degli hotel.

Il divario non si spiega solo con il prezzo. Pesa la durata: chi cerca sette notti in famiglia, con cucina e spazi comuni, trova nell’appartamento una risposta che l’albergo tradizionale dà con difficoltà. Pesa anche l’offerta: l’extra-alberghiero è cresciuto in posti dove l’alberghiero non si è espanso, dai borghi alle aree interne.

Per un hotel la lettura utile non è difensiva. Se la spesa aumenta e le notti si allungano, il margine sta nei servizi che un appartamento non può offrire: colazione che vale il prezzo, gestione dei bagagli, prenotazioni sul territorio, riconoscimento dell’ospite che torna. Sono le leve che tengono in piedi il conto economico, come mostra il tema dei margini che gli hotel indipendenti lasciano sul tavolo.

Il turismo internazionale non è un blocco unico

Ragionare sugli stranieri come categoria unica porta fuori strada. La rilevazione precedente del rapporto mostrava distanze molto ampie nella spesa media per viaggiatore, con i mercati del Golfo largamente sopra la media generale e gli Stati Uniti primi in valore assoluto. Cambiano anche le voci di spesa: alcuni mercati concentrano quote rilevanti su moda e acquisti, altri sulla ristorazione.

Ricadute pratiche per una struttura: il mix di mercati decide quale servizio conviene offrire e in quale lingua, quali orari tenere aperti, quali partner del territorio coinvolgere. Una struttura che nell’ultimo anno ha visto crescere una nazionalità nuova dovrebbe guardare il dato di spesa prima di adattare l’offerta, non dopo.

Vacanze spezzate e soggiorni brevi: il calendario cambia forma

Sul fronte interno, i dati Confturismo-SWG citati nella stessa rassegna indicano che il 58 per cento degli italiani distribuisce le ferie su più periodi e il 69 per cento prevede uno o più soggiorni brevi. Nel primo semestre 2026 si contano oltre 65 milioni di pernottamenti e 36,2 milioni di italiani in vacanza.

La stagione italiana si sta spezzando in più segmenti corti. Per l’alberghiero è un problema di produttività, perché moltiplica arrivi e partenze a parità di notti vendute, e insieme un’opportunità di calendario, perché riempie settimane che prima restavano vuote. Il punto è sapere quanto costa davvero un cambio camera in più, prima di inseguire i soggiorni brevi per riempire.

Dove si vede la differenza, in cassa

Il messaggio dei 16,2 miliardi non è che il turismo va bene, formula che a settembre 2026 non dice niente a nessuno. È che il valore si sta spostando dentro il soggiorno: dalla camera venduta a quello che l’ospite decide di spendere mentre è ospite. Chi misura solo occupazione e tariffa media rischia di non vedere la parte che sta crescendo.

Tre numeri da recuperare dai propri dati prima della chiusura dell’anno: quanto vale la spesa accessoria per camera occupata, come è cambiata la permanenza media per mercato di provenienza, quanto pesa oggi la clientela straniera sul fatturato e non solo sulle presenze. Sono confronti che una struttura può fare da sola, e che dicono più di qualsiasi media nazionale. Per il quadro d’insieme della stagione resta il riferimento dei 276 milioni di presenze dell’estate 2026.

Fonti: rapporto Tourism and Incoming Watch, seconda edizione, Nexi con la direzione scientifica dell’Osservatorio nazionale del turismo del Ministero del Turismo; Istat, Flussi turistici secondo trimestre 2026; Confturismo-SWG; Italian Exhibition Group.

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