Il gruppo piemontese fondato da Claudio Lavagna chiude un’estate sopra le attese, con ricavi verso il raddoppio e margini che crescono ancora di più. Dietro i numeri c’è un modello preciso: rilevare alberghi indipendenti, spesso di provincia, e rimetterli in rete con tecnologia, marchio e gestione centralizzata.
LVG Hotel Collection si avvia a raddoppiare il fatturato nel 2026, con un margine operativo lordo che crescerà più che proporzionalmente. Lo ha anticipato a TTG Italia l’amministratore delegato Claudio Lavagna, spiegando che la stagione estiva ha superato il budget di oltre il 15% e che i dati definitivi saranno pronti entro fine mese. L’obiettivo resta quello dichiarato: 50 strutture entro il 2030, un traguardo che il gruppo considera già a metà strada.
È una traiettoria che vale la pena seguire, perché racconta un modo di crescere diverso da quello delle grandi catene internazionali: poche aperture di bandiera, molti alberghi esistenti rimessi in carreggiata.
Chi è LVG Hotel Collection e come è cresciuta
Il gruppo nasce a Novara nel 2019 come società di consulenza alberghiera, LVG Management and Consulting, che affianca oltre cento hotel in Italia. Il passaggio alla gestione diretta arriva poco dopo, con un marchio dedicato alle strutture condotte in prima persona. Il primo nucleo è sul Lago Maggiore e in Piemonte, tra Verbania, Pallanza, Cannobio e Novara.
La crescita non si è fermata durante la pandemia, quando molti operatori avevano congelato i piani. A maggio 2026 il gruppo dichiarava 20 alberghi e oltre 1.200 camere tra Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna e Sardegna, con l’ingresso nel Lazio in arrivo. Nello stesso mese ha annunciato un aumento di capitale da 20 milioni di euro, un anno dopo l’ingresso nel capitale del fondo White Bridge.
Il Lazio è arrivato davvero: a Roma il gruppo opera oggi con l’Hotel Lloyd e l’Hotel San Giovanni. In Lombardia ha debuttato a Mantova e Bergamo, e proprio a Mantova il Belfiore è la prima struttura costruita da zero con il marchio del gruppo.
Un’estate trainata da laghi, mare e ospiti americani
Secondo Lavagna, il caldo dell’estate ha spinto le destinazioni di lago e di mare oltre le previsioni. È un dato che va letto insieme a quello delle città d’arte, dove nello stesso periodo le temperature hanno frenato una parte della domanda: il portafoglio del gruppo, sbilanciato su laghi e località leisure, ha intercettato proprio lo spostamento dei flussi.
La composizione della clientela è netta: il 75% degli ospiti è straniero, in prevalenza americano, mentre il 25% è italiano. La quota domestica, però, è in crescita, e non è un dettaglio. Per un gruppo così esposto sul mercato statunitense, allargare la base italiana significa ridurre la dipendenza da un solo bacino, in una fase in cui cambi, voli e costi del carburante possono muovere la domanda da un mese all’altro.
La montagna e le città secondarie come prossimo terreno
A luglio il gruppo ha aperto ad Alagna Valsesia, ai piedi del Monte Rosa, il Cascata d’Otro Mountain Lodge, primo resort alpino della collezione. Nei primi mesi ha lavorato intorno all’80% di occupazione, con la ristorazione affidata in partnership a Maio Group.
La montagna è parte del piano: nei prossimi due anni sono previste altre due o tre strutture nell’arco alpino. Accanto a questo, lo sviluppo guarda a città come Brescia e Trieste, meno battute dai grandi marchi ma con una domanda solida tra business, eventi e turismo culturale.
C’è poi un terzo filone, le residenze con servizi. Il modello del gruppo combina già appartamenti e standard alberghieri, e l’idea è di usare questa formula per coprire i vuoti di stagionalità e intercettare soggiorni più lunghi, con marginalità che Lavagna definisce molto interessanti.
La tecnologia come leva di crescita, non come vetrina
Crescere al ritmo di un’apertura al mese, come il gruppo ha fatto nei periodi più intensi, pone un problema pratico: integrare in poche settimane alberghi che arrivano con sistemi, abitudini e persone diverse. La risposta scelta è stata costruire un’infrastruttura interna.
LVG ha creato una propria software house, Diamond Tech, e una piattaforma, Diamonds Hub, che riunisce revenue management, controllo di gestione, reputazione online e formazione del personale. Come sistema gestionale ha adottato il PMS in cloud di Slope, scelto per poter attivare una nuova struttura senza tempi morti. La linea dichiarata è che gli strumenti servono solo se lavorano insieme alle persone che li usano ogni giorno.
Cosa racconta questo modello a chi ha un albergo indipendente
Il caso LVG si inserisce in un movimento più ampio. Negli stessi giorni il mercato ha visto nascere il progetto di Mangia’s per una catena alberghiera italiana di scala, mentre gli investitori, come abbiamo raccontato, puntano sempre di più sugli hotel da riposizionare, con operazioni value-add.
Per molti proprietari di strutture indipendenti, soprattutto dove il passaggio generazionale è incerto, questi gruppi rappresentano un interlocutore nuovo. Non comprano solo immobili di pregio nelle grandi città: guardano ad alberghi di tre e quattro stelle in località di lago, di montagna e in capoluoghi di provincia, con l’obiettivo di portarli dentro un sistema di distribuzione, prezzi e controllo dei costi che una singola struttura fatica a costruire da sola.
Non è l’unica strada possibile. Molti indipendenti crescono restando tali, investendo in identità, servizio e relazione diretta con gli ospiti. Ma conoscere come ragionano questi operatori, quali numeri guardano e quali strutture cercano, aiuta a valutare con lucidità le proposte che arrivano, e a capire quanto vale oggi il proprio albergo dentro un mercato che si sta consolidando.
Fonti: TTG Italia, intervista a Claudio Lavagna, 22 settembre 2026; LVG Hotel Collection, notizie dal gruppo; Il Giornale del Turismo, aumento di capitale da 20 milioni e primo hotel a Roma, 14 maggio 2026; Slope, caso LVG Hotel Collection, 9 settembre 2026; Gist, debutto a Mantova e Bergamo.
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