Il convegno di Manageritalia a Bologna ha messo in fila la composizione dell’occupazione turistica regionale: 69 dirigenti, 504 quadri, 8.414 impiegati e circa 80mila operai. Una piramide schiacciata che aiuta a capire perché la crescita delle presenze non si traduce automaticamente in valore per le strutture.
I dirigenti nel turismo dell’Emilia-Romagna sono 69, a fronte di oltre 95mila addetti del settore. Il dato è stato presentato il 2 ottobre a Bologna nel convegno organizzato da Manageritalia Emilia-Romagna e significa 0,07 dirigenti ogni cento dipendenti, contro una media nazionale di 0,9 su tutti i comparti. Una distanza di oltre dieci volte in una delle regioni turistiche più organizzate del Paese.
Quanti sono i dirigenti nel turismo in Emilia-Romagna
La fotografia presentata da Manageritalia scompone i 95mila addetti così: 69 dirigenti, 504 quadri, 8.414 impiegati e circa 80mila operai. Oltre l’80% della forza lavoro sta nella base della piramide, mentre la fascia intermedia, quella che normalmente tiene insieme strategia e operatività, resta sottile.
Il punto non è il numero in sé: i dirigenti nel turismo sono pochi ovunque in Italia, ma qui il divario con gli altri comparti produttivi risulta più largo del previsto. Il confronto con l’industria manifatturiera o con la distribuzione organizzata è impietoso, ma non sorprende chi conosce il settore. La struttura proprietaria dell’albergheria italiana è familiare, le decisioni restano concentrate e la figura del dirigente, con il contratto e il costo che comporta, viene percepita come un lusso da grandi gruppi.
Una regione da 44 milioni di presenze
Il paradosso è che i volumi ci sono. L’Emilia-Romagna ha chiuso il 2025 con 44 milioni di presenze, in crescita del 3,9%. Nel primo semestre 2026 ha registrato 6.208.353 arrivi, più 1,40%, e 17.539.149 pernottamenti, più 3,05%. Sono volumi che reggerebbero un organico ben più articolato di quello attuale. Numeri che collocano la regione tra i primi mercati turistici nazionali, con una riviera matura, un sistema fieristico di peso e un turismo d’affari che tiene anche fuori stagione.
“La vera sfida è aumentare il valore generato dal turismo”, ha detto Cristina Mezzanotte, presidente di Manageritalia Emilia-Romagna, spostando il discorso dalla quantità alla qualità. Il tema dei dirigenti nel turismo, in quel contesto, non è stato presentato come una rivendicazione di categoria ma come una condizione di competitività. Sul fronte istituzionale l’assessora regionale al Turismo Roberta Frisoni ha indicato accessibilità e qualità come le due direzioni di lavoro, con il rafforzamento dei collegamenti aerei e ferroviari dall’estero. Al tavolo c’erano anche Daniele Ravaglia di Bologna Welcome, Pietro Fantini di Confcommercio Emilia-Romagna, Marco Verga di Aidp Emilia-Romagna e il sindaco di Imola Marco Panieri.
Che cosa manca al management alberghiero italiano
Il tema non è regionale. Il management alberghiero italiano soffre di una scarsità di figure intermedie che si vede ogni volta che una struttura cresce: il passaggio da una a tre proprietà, l’apertura di un reparto food and beverage ambizioso, l’ingresso in un network internazionale. Sono tutti momenti in cui servono persone capaci di leggere un conto economico per reparto e di prendere decisioni senza passare dalla proprietà.
Il management alberghiero, in queste fasi, smette di essere una questione di organigramma e diventa una questione di capacità di delega. Quando quelle persone mancano, l’albergo continua a funzionare ma smette di migliorare. Senza un management alberghiero strutturato le tariffe si muovono per imitazione, i costi si controllano a consuntivo, la formazione si fa quando c’è tempo. È una condizione che molti direttori riconoscono e che raramente trova spazio nei piani di investimento, dove la voce ristrutturazione pesa sempre più della voce organizzazione.
Dove le competenze manageriali spostano il conto economico
Le competenze manageriali non sono una categoria astratta: si misurano in punti di margine. Dove le competenze manageriali ci sono, il margine si difende anche quando la domanda rallenta. Il report diffuso a fine settembre da HFTP Italia colloca l’ebitda degli alberghi indipendenti gestiti senza controllo analitico tra il 15 e il 18% del fatturato, contro il 25-32% delle strutture che adottano uno standard di contabilità gestionale. Su quel divario si costruisce la stima dei 3,76 miliardi di utile operativo che gli hotel indipendenti italiani non realizzano ogni anno.
Il legame con i numeri emiliano-romagnoli è diretto. Una regione che cresce in presenze ma ha 69 dirigenti su 95mila addetti sta affidando la gestione del valore a una struttura organizzativa pensata per volumi e stagioni di vent’anni fa. Il conto non arriva subito: arriva quando il mercato rallenta e il margine deve venire dalla gestione, non dalla domanda.
Il nodo che torna a ogni cambio di stagione
Una parte della risposta sta nella formazione continua, che nel settore resta un investimento discrezionale e quasi mai programmato. Le competenze manageriali si costruiscono in anni, non in una stagione, e richiedono percorsi che oggi poche strutture indipendenti sono attrezzate a offrire. Le scuole e le business school italiane producono profili validi, ma il settore fatica a trattenerli, perché la prospettiva di carriera dentro una struttura familiare resta spesso indefinita.
Per chi gestisce una struttura il punto pratico è uno solo: quali decisioni oggi dipendono da una sola persona e che cosa succederebbe se quella persona non ci fosse. È la domanda che misura davvero la managerialità di un albergo, più di qualsiasi organigramma.
Intorno a questo nodo si muovono anche le politiche pubbliche. Gli interventi sul personale, dal contributo per le staff house alla richiesta di un piano decennale per il turismo avanzata da Confindustria Alberghi, affrontano il problema dal lato dell’offerta di lavoro. Il tassello che manca riguarda la domanda: quante strutture sono oggi disposte a inserire una figura manageriale vera, con deleghe e budget, e a misurarla sul risultato. Finché la risposta resta affidata alla buona volontà delle singole proprietà, la crescita delle presenze continuerà a valere meno di quanto potrebbe.
Fonti: Manageritalia Emilia-Romagna, convegno “Emilia-Romagna: una nuova direzione per il turismo”, Bologna, 2 ottobre 2026; Adnkronos; Albergo Magazine; HFTP Italia Research Report 2026.
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