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Staff house, carrello di servizio nel corridoio di un hotel italiano

Staff house, nuovo elenco di assegnatari: 3.000 euro per posto letto

Staff house, nuovo elenco di assegnatari: 3.000 euro per posto letto

Il Ministero del Turismo ha approvato un nuovo elenco di imprese ammesse all’incentivo sugli alloggi del personale. Dietro l’atto amministrativo c’è una questione che gli albergatori italiani conoscono bene: senza un posto dove dormire, in molte destinazioni il contratto di lavoro non basta più a convincere chi deve arrivare da fuori.

La staff house entra nella fase in cui gli elenchi diventano soldi. Il Ministero del Turismo ha adottato il decreto direttoriale che approva il secondo elenco delle istanze assegnatarie delle agevolazioni previste dal Titolo III della misura, cioè le imprese per le quali si sono chiusi con esito positivo gli ulteriori accertamenti sui requisiti e sulla disciplina degli aiuti di Stato.

È un passaggio tecnico, non una nuova apertura di sportello. Ma riguarda direttamente chi aveva presentato domanda e aspettava di sapere se il contributo arriva, e vale come indicazione di dove si sta spostando la politica pubblica sul lavoro nel turismo.

Che cosa prevede la staff house e a chi si rivolge

La misura nasce dall’articolo 14 del decreto legge 95 del 2025 e viene attuata con il decreto ministeriale del 18 settembre 2025 e il decreto direttoriale del 13 novembre 2025. L’obiettivo dichiarato è sostenere le spese di alloggio dei lavoratori del comparto turistico-ricettivo e della ristorazione, con una gestione operativa affidata alla piattaforma di Invitalia. Le domande sono state presentate tra il 21 novembre e il 19 dicembre 2025.

La misura si articola su più Titoli, che rispondono a bisogni diversi. Il Titolo III riguarda il contributo in conto corrente sui canoni di locazione: sostiene l’impresa che prende in affitto alloggi da destinare ai propri dipendenti, con un contributo che arriva fino a 3.000 euro l’anno per posto letto. Il Titolo II finanzia invece gli interventi sugli immobili, dalla ristrutturazione al completamento, fino all’efficienza energetica degli edifici destinati ai lavoratori.

La distinzione conta. Il primo strumento serve a chi deve risolvere un problema adesso, affittando sul mercato. Il secondo serve a chi ha un immobile, magari una dipendenza dismessa o un piano non più utilizzato, e vuole trasformarlo in alloggi per il personale alberghiero.

Quanti alloggi per i lavoratori sono già in graduatoria

La graduatoria del Titolo III, pubblicata a giugno 2026, ha individuato 212 imprese assegnatarie in via provvisoria dell’incentivo, per una capacità complessiva che il Ministero quantifica in quasi 60 mila posti letto a canone calmierato. Il decreto di questi giorni allarga quella platea alle domande che hanno superato la seconda fase di verifiche.

Sul Titolo II i numeri sono più piccoli ma raccontano meglio la pressione della domanda. A inizio agosto 2026 il Ministero ha reso noti gli esiti dell’istruttoria: 102 domande presentate, 32 assegnatarie, 21 non ammesse, 17 ancora in esame e 32 sospese in attesa di eventuali nuove risorse. Gli investimenti proposti valevano 149,9 milioni di euro e le agevolazioni richieste 80,8 milioni, contro una dotazione di 54 milioni. Il risultato sono 3.566 nuovi posti letto per i lavoratori, con le piccole imprese a presentare il maggior numero di progetti, 43, per 48,7 milioni di investimenti.

Il sottosegretario con delega al turismo, Gianmarco Mazzi, ha letto l’eccesso di richieste come una conferma della direzione presa. Letto dalla parte dell’impresa, quell’eccesso dice anche un’altra cosa: su cento imprese che si sono mosse, meno di un terzo ha ottenuto il contributo al primo giro.

Perché la casa è diventata una voce del conto economico

Chi gestisce una struttura in una località di mare, di montagna o in una città a forte pressione turistica sa come finisce la trattativa con un candidato bravo: la retribuzione si discute, l’alloggio decide. Negli ultimi anni gli affitti brevi hanno ridotto la disponibilità di case a canone ordinario esattamente nelle destinazioni dove serve più personale, e il risultato è che l’alloggio è diventato un costo fisso di produzione, non un benefit.

Da qui il senso di una misura pubblica. Ma da qui anche il limite di leggerla solo come un bando. Un posto letto per il personale alberghiero cambia il raggio di reclutamento della struttura: permette di assumere fuori provincia, allunga la stagione perché rende sostenibile restare oltre il picco, e riduce il turnover dentro la stagione, che è la voce che costa di più e si misura di meno.

I dati sul recruiting alberghiero in sala e cucina mostrano che la domanda di figure operative resta alta e concentrata sugli stessi profili. Senza una risposta sull’abitare, quella domanda continua a girare fra le stesse persone, con il costo che sale a ogni passaggio.

Il nodo che la misura non risolve

Tre limiti vanno detti con chiarezza. Il primo è la selettività: le risorse sono una frazione delle richieste, quindi per molte imprese la staff house resta un’ipotesi di finanziamento e non uno strumento disponibile. Il secondo è la soglia dimensionale dei progetti di riqualificazione, che chiede investimenti e tempi di realizzazione non alla portata di tutte le strutture. Il terzo è strutturale: un contributo sul canone non crea case dove non ci sono, e nelle destinazioni più tese il problema è l’offerta abitativa, non il suo prezzo.

Per questo la questione torna nel discorso più ampio sulla programmazione del comparto, lo stesso che Confindustria Alberghi ha riportato al centro chiedendo un piano decennale per il turismo e destinazioni attive molto più a lungo nell’arco dell’anno. Alloggi del personale, durata delle stagioni e sostenibilità dei conti sono lo stesso problema guardato da tre lati.

Come si calcola il fabbisogno di alloggi per i lavoratori

Prima di guardare la staff house o qualsiasi altro bando conviene fare un conto che quasi nessuna struttura ha scritto. Si parte dall’organico di punta della stagione, si sottraggono i residenti entro una distanza percorribile ogni giorno, e quello che resta è il numero di persone che senza alloggio non possono lavorare in quella struttura. A quel numero si aggiunge un margine per le sostituzioni, perché è a stagione aperta che l’alloggio serve davvero e non si trova.

Il secondo conto riguarda il costo attuale. Molte strutture già alloggiano parte dello staff, e lo fanno nei modi più diversi: camere sottratte alla vendita, appartamenti affittati a prezzo pieno a giugno, convenzioni improvvisate con proprietari della zona. Tutte queste voci esistono nel conto economico, ma spesso sono sparse fra costi del personale, manutenzione e mancato ricavo. Metterle insieme dà una cifra che sorprende, e dà anche il termine di paragone per valutare se conviene il contributo della staff house sul canone o un investimento proprio sull’immobile.

C’è una terza voce che quasi mai viene messa a bilancio: le camere sottratte alla vendita. Una struttura che destina quattro camere al personale in alta stagione sta rinunciando a un ricavo che, nelle settimane di picco, vale più del costo di un affitto esterno. Capita spesso che la soluzione apparentemente più comoda sia la più cara, e che nessuno se ne accorga perché il costo non compare come uscita di cassa.

Chi ha affrontato il problema prima dei bandi ha seguito tre strade. La prima è l’acquisto o la ristrutturazione di un immobile vicino alla struttura da adibire ad alloggi per i lavoratori, scelta che richiede capitale ma trasforma un costo ricorrente in un asset e rende la struttura più attraente nel mercato del lavoro. La seconda è l’accordo pluriennale con proprietari locali, con contratti che coprono l’intera stagione invece dei mesi di punta, a un canone più basso in cambio di continuità. La terza è il consorzio fra più strutture della stessa destinazione, che insieme prendono un edificio e lo gestiscono come residenza di servizio per il personale alberghiero.

Nessuna delle tre è gratuita e nessuna si improvvisa a marzo. Ma tutte e tre hanno in comune una cosa che vale più del risparmio: trasformano l’alloggio da favore occasionale a condizione contrattuale annunciata in fase di selezione. Un annuncio che dice quanto costa la camera, dove si trova e che cosa include raccoglie candidature diverse rispetto a uno che promette genericamente una sistemazione.

Resta il punto più delicato, quello della qualità. Gli alloggi per i lavoratori non sono una risposta se significano quattro persone in una stanza senza spazi comuni. Le strutture che hanno visto calare davvero il turnover sono quelle che hanno trattato gli alloggi per i lavoratori come si tratta una camera venduta: manutenzione, privacy, connettività, regole chiare. Costa di più e rende molto di più, perché la persona che sta bene torna la stagione successiva e non va riformata da zero.

Che cosa può fare adesso una struttura

Chi ha presentato domanda ha un compito immediato: verificare la propria posizione negli elenchi pubblicati sul sito del Ministero del Turismo e, se assegnatario, preparare la documentazione della fase successiva, perché l’assegnazione resta provvisoria fino alle verifiche finali. Chi non ha partecipato ha due anni di programmazione davanti, considerato che la dotazione è distribuita fino al 2027, e conviene arrivare pronti: titolo di disponibilità degli immobili, conteggio reale dei posti letto necessari, costo attuale sostenuto per alloggiare lo staff.

La staff house, da sola, non risolve. Ma resta una domanda che nessun decreto può chiudere. Quanti posti letto servono davvero alla propria struttura per coprire la stagione senza rincorrere i turni? Chi ha quel numero scritto, insieme a quanto costa oggi non averlo, può valutare se un contributo pubblico fa la differenza o se la risposta è un investimento proprio. Chi non lo ha, continuerà a scoprire il problema a maggio, quando le case sono finite e i candidati hanno già scelto altrove.

Fonti: Ministero del Turismo, decreti direttoriali su Staff House Titolo II e Titolo III, 2026; articolo 14 del decreto legge 95/2025; decreto ministeriale del 18 settembre 2025; Invitalia; Job in Tourism; Ansa.

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