Il rebranding di Rgr Hotels non è soltanto un cambio di insegna. La quarta generazione della famiglia Roscioli porta hospitality e immobiliare sotto un’unica holding, annuncia acquisizioni dal 2027 e sceglie il TTG di Rimini per presentarsi al mercato: un caso che interessa chiunque gestisca strutture di famiglia e si chieda quando conviene darsi un nome proprio.
Un brand alberghiero nuovo costruito su novant’anni di attività: a Roma la famiglia Roscioli ha presentato 01 Hotels, l’insegna che prende il posto di Rgr Hotels e accompagna l’ingresso della quarta generazione nella gestione. Il perimetro, per ora, sono due quattro stelle nel centro della Capitale. L’obiettivo dichiarato è allargarlo con nuove acquisizioni a partire dal 2027.
Il marchio storico Roscioli Hotels era passato nel 2024 a Rgr Hotels, il ramo che fa capo a Giuseppe e Rosanna Roscioli, mentre l’altro ramo della famiglia, guidato da Fabrizio Roscioli, dava vita nello stesso anno alla società alberghiera Lvrh. Oggi il primo ramo si chiama 01 Hotels e sta dentro 01 Holding, presieduta da Giuseppe Roscioli, che controlla anche 01 Real Estate per gli asset immobiliari non alberghieri.
Quali strutture entrano nel nuovo brand alberghiero
Il Best Western Premier Hotel Royal Santina, quattro stelle in via Marsala a pochi passi da Termini, porta in dote il ristorante The White, un lounge bar, i servizi business e il Centro Congressi Roma Termini: quattro sale per 225 metri quadri complessivi, capienza fino a 200 partecipanti e Ledwall nella plenaria. Il Raffaello, Sure Hotel Collection by Best Western, è un boutique hotel nel Rione Monti con il rooftop e lounge bar Tramonti.
Entrambe le strutture restano affiliate ai marchi distributivi di Best Western. È un dettaglio che conta più di quanto sembri: 01 Hotels nasce come identità di gruppo e di gestione, non in sostituzione di una soft brand. Le due cose convivono e servono a cose diverse, una alla distribuzione, l’altra al posizionamento.
Perché un gruppo di famiglia si dà un nome
Novant’anni di storia sono un patrimonio e, allo stesso tempo, un vincolo. Il cognome funziona finché il mercato lo riconosce, e a Roma quello dei Roscioli è noto: Giuseppe Roscioli presiede la holding e guida da anni Federalberghi Roma. Fuori dalla Capitale, però, un cognome non è un’insegna, non si registra come marchio sui portali e non si estende facilmente a strutture che non appartengono alla famiglia.
Il nome scelto racconta la direzione. Paolo Di Stefano, direttore marketing e comunicazione di 01 Hotels, lega 01 al sistema binario e al passaggio da off a on, e indica come leve tecnologia, intelligenza artificiale generativa, conversion marketing e piattaforme di digital guest experience. Dietro il gioco di parole c’è una scelta più prosaica: un brand alberghiero è un contenitore che può accogliere strutture non di proprietà, e un cognome no.
Hotel indipendenti e insegne, il nodo italiano
In Italia solo il 22% delle camere è affiliato a un brand, una quota lontanissima dalle medie dei grandi mercati europei. Gli hotel indipendenti restano la spina dorsale dell’offerta nazionale e questo, a seconda dei casi, è una forza o un limite: forza quando l’identità della singola struttura è riconoscibile, limite quando serve negoziare con i canali, accedere al credito o crescere di dimensione.
Operazioni come questa mostrano una terza via, meno raccontata della scelta tra restare soli o entrare in una catena internazionale. Gli hotel indipendenti possono costruirsi un’insegna propria, tenere l’affiliazione distributiva dove serve e usare il nome nuovo per presentarsi a proprietari terzi come gestori. È il percorso che altri gruppi italiani stanno battendo, dai progetti di scala nazionale annunciati negli ultimi mesi alle collection regionali.
Il passaggio generazionale come leva, non come problema
Nel settore ricettivo italiano il passaggio generazionale viene raccontato quasi sempre come un rischio: liti societarie, immobili da dividere, vendite forzate. Qui succede il contrario. Il passaggio generazionale diventa l’occasione per riorganizzare il gruppo, separare l’alberghiero dall’immobiliare e mettere in chiaro chi fa che cosa, prima che le decisioni diventino urgenti.
È un punto su cui vale la pena fermarsi, perché riguarda migliaia di strutture a conduzione familiare. Il tema delle nuove generazioni dell’hôtellerie italiana non si risolve con un organigramma, ma un perimetro societario chiaro è la condizione minima perché chi arriva possa decidere qualcosa.
Acquisizioni dal 2027 e il debutto al TTG
Il piano dichiarato parla di nuove acquisizioni nel comparto alberghiero dal 2027, con Roma al centro e un modello a doppio binario: proprietà e gestione. Non sono stati comunicati importi, numero di camere complessive né obiettivi di portafoglio, e su questo conviene aspettare i fatti.
La prima uscita pubblica del marchio è fissata al TTG Travel Experience di Rimini, dal 14 al 16 ottobre. Una scelta coerente: il debutto avviene davanti al mercato professionale, non davanti al cliente finale. Per un brand alberghiero che nasce anche per attrarre proprietà terze, è la platea giusta.
Che cosa si può portare a casa, anche fuori da Roma
Il caso 01 Hotels non si copia, ma suggerisce tre domande concrete a chi gestisce due o tre strutture con il proprio cognome sopra. Il nome attuale funziona anche a cento chilometri da casa, o vive solo di reputazione locale. Esiste una separazione chiara tra la società che gestisce e quella che possiede gli immobili, oppure tutto sta nello stesso bilancio. E se domani arrivasse la proposta di gestire l’albergo di qualcun altro, ci sarebbe un’insegna da mettere in facciata.
Sono domande che il passaggio generazionale pone comunque, con o senza rebranding. Arrivare preparati costa molto meno che rispondere di corsa. Per il mercato romano, dove la fascia alta pesa ormai per il 62% dell’offerta, la partita dei quattro stelle ben gestiti e ben riconoscibili è tutt’altro che chiusa.
Fonti: 01 Hotels; Pambianco Hotellerie, 7 ottobre 2026; TTG Italia, 7 ottobre 2026; Italia a Tavola, 8 ottobre 2026; Travel Quotidiano.
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