La congiuntura di ottobre dell’Ufficio Studi Confcommercio fotografa un settembre a due velocità. La spesa delle famiglie per il soggiorno continua a salire, quella nei bar e nei ristoranti resta immobile. Sullo sfondo un’inflazione che a ottobre torna a correre e rimette i costi al centro del conto economico degli hotel.
Consumi alberghi Italia in crescita: a settembre la spesa delle famiglie per il soggiorno è salita del 2,3% su base annua, contro un indicatore generale dei consumi fermo a +1,1%. Nello stesso mese i pubblici esercizi, cioè bar e ristoranti, si sono fermati a +0,1%. I numeri arrivano dalla Congiuntura Confcommercio pubblicata il 16 ottobre, che nello stesso documento stima l’inflazione di ottobre al 4,7% su base annua, dal 4,2% di settembre.
È una combinazione che gli albergatori conoscono bene: la domanda tiene, il prezzo di quello che serve per servirla sale più in fretta dei ricavi.
Consumi alberghi Italia: che cosa dice la congiuntura di settembre
L’Indicatore dei Consumi Confcommercio misura la spesa delle famiglie voce per voce. A settembre l’aggregato cresce dell’1,1% su base annua, con beni e servizi che si muovono allo stesso passo. Il terzo trimestre chiude a +0,9%, in rallentamento rispetto al +1,6% del primo semestre.
Dentro questo quadro il comparto alberghiero si comporta meglio della media. Il +2,3% di settembre non è un episodio: il primo trimestre si era chiuso a +2,2% e il terzo trimestre a +1,9%. Significa che la spesa per dormire fuori casa cresce da nove mesi a un ritmo stabile, intorno ai due punti percentuali, in un paese dove i consumi complessivi avanzano a metà di quella velocità.
Per chi gestisce una struttura il dato conferma quello che i gestionali raccontano già: il soggiorno regge, e regge anche quando le famiglie tagliano altrove. La voce beni e servizi ricreativi, per esempio, perde il 2,8% su base annua. Si viaggia, ma si spende meno nelle attività intorno al viaggio.
Perché bar e ristoranti restano fermi mentre gli hotel crescono
Il confronto con la ristorazione è la parte più interessante del documento. I pubblici esercizi vengono da luglio a -0,5%, agosto a -0,1% e un primo trimestre a -0,7%. Il terzo trimestre complessivo resta negativo, a -0,2%. Il +0,1% di settembre è un recupero tecnico, non un’inversione.
La forbice tra consumi alberghi Italia e pubblici esercizi conta per due ragioni. La prima riguarda la ristorazione interna: chi ha un ristorante aperto al pubblico, un bar o un rooftop sta lavorando in un mercato che non cresce, e non può contare sulla stessa spinta che arriva dalle camere. La seconda riguarda il comportamento del cliente. Se il viaggiatore italiano spende per la camera e taglia sulle consumazioni fuori casa, l’extra ricavo in struttura va costruito, non aspettato. Il tema si lega a quanto già osservato sull’utile operativo mancato dagli hotel indipendenti italiani, dove la differenza non la fa il volume ma quello che resta a valle dei costi.
Inflazione servizi ricettivi: quanto pesano energia e trasporti
La parte della congiuntura che riguarda più direttamente i conti di un hotel è quella sui prezzi. Confcommercio stima per ottobre un’inflazione al 4,7% su base annua e +0,2% su base mensile, in accelerazione dal 4,2% di settembre. La spinta arriva da energia e trasporti, con il Brent indicato tra 100 e 110 dollari al barile per effetto del conflitto in Medio Oriente, e dagli alimentari non trasformati.
Per i servizi ricettivi e di ristorazione l’aumento atteso è del 3,6% su base annua. L’inflazione servizi ricettivi, quindi, resta sotto quella generale: i listini del comparto salgono meno dei costi che il comparto subisce. Lo stesso meccanismo che abbiamo visto quando sono stati stimati 164 milioni di euro in più di bolletta energetica per il secondo semestre.
C’è un secondo elemento da leggere con attenzione. L’inflazione di fondo, quella che esclude energia e alimentari freschi, è ancora sotto il 2%, ma l’Ufficio Studi ne prevede il superamento. Il ritorno ai valori obiettivo viene collocato nella tarda primavera del 2027. Tradotto: la pressione sui costi non è un picco di qualche settimana, è uno scenario con cui lavorare per tutto il 2027.
Che cosa segnalano i trasporti aerei e la fiducia delle famiglie
Tra le voci in crescita dell’indicatore ci sono i trasporti aerei, a +6,6% su base annua. È il segnale più utile per chi lavora su incoming e city break: gli italiani continuano a comprare biglietti, e la mobilità resta il motore della domanda ricettiva. Sul fronte internazionale il quadro era già emerso leggendo l’andamento del turismo internazionale nel primo semestre.
Crescono anche autovetture dei privati, a +10,4%, elettrodomestici e apparecchi, a +8,3%, ed energia elettrica, a +6,5% per ragioni meteorologiche. Calano carburanti, a -1,5%, tabacchi, a -1,2%, e mobili, a -0,2%.
Il contesto macro resta però fragile. Il PIL di ottobre è stimato a +0,2% congiunturale e +1% tendenziale, con il terzo trimestre confermato a +0,1% sul trimestre precedente. L’occupazione è stabile sui massimi storici, mentre la fiducia di famiglie e imprese è in calo e volatile. La prossima congiuntura è attesa per il 19 novembre.
Dove si gioca il margine nei prossimi mesi
Chi dirige una struttura ricava da questo documento tre indicazioni operative. La prima: la domanda non è il problema del 2027, e i consumi alberghi Italia lo dicono con nove mesi di dati. Nove mesi di crescita intorno al 2% dicono che il prodotto camera tiene, e che un budget costruito su volumi stabili è ragionevole.
La seconda: il problema è il costo per camera occupata. Con un’inflazione generale al 4,7% e un’inflazione servizi ricettivi prevista a +3,6%, la forbice si chiude sul margine. Le leve sono quelle di sempre, ma vanno usate adesso: contratti di fornitura energia con scadenze scaglionate, revisione dei consumi per camera, controllo del costo del personale per reparto, verifica delle commissioni di intermediazione.
La terza riguarda il food and beverage. Un mercato dei pubblici esercizi fermo non è una condanna per il ristorante d’albergo, ma cambia il modo di impostarlo. Chi punta sul passante esterno lavora contro corrente; chi costruisce il ricavo sull’ospite già in casa, con mezza pensione intelligente, colazione che vale il prezzo e un bar che funziona la sera, lavora dove la spesa sta ancora crescendo.
Il resto è calendario. Da qui a fine anno arrivano i ponti, il Natale nelle città e la programmazione invernale. I numeri di Confcommercio dicono che il cliente ci sarà. Il margine, quello, dipende dalle decisioni che si prendono ora sui costi.
Fonti: Congiuntura Confcommercio dell’Ufficio Studi Confcommercio, 16 ottobre 2026; Italia a Tavola; Teleborsa; Fortune Italia.
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