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Hospitality Day e TTG Travel Experience 2026 a Rimini, l'editoriale di Stefano Regine

Ma è o non è il settore più bello del mondo?

Ma è o non è il settore più bello del mondo?

Da Hospitality Day a TTG Travel Experience 2026: numeri, innovazione e nuove prospettive raccontano un turismo in trasformazione. Ma sono soprattutto gli incontri, le relazioni e le persone a ricordarmi perché amo così tanto questo lavoro.

Sono tornato da Rimini con la testa piena di idee, le gambe che chiedono una tregua e una sensazione bellissima: quanto mi piace questo lavoro!

Due giornate intense, tra Hospitality Day e TTG Travel Experience 2026. Due manifestazioni differenti, tanti appuntamenti, incontri, conversazioni e nuove prospettive su un settore che continua a crescere, trasformarsi e interrogarsi sul proprio futuro.

E, naturalmente, quella sensazione tipica di quando torni da Rimini: avresti voluto parlare con altre dieci persone, seguire almeno altri cinque interventi e, possibilmente, trovare il tempo per sederti qualche minuto.

Ma sappiamo tutti come va a finire. 😄

TTG 2026: i numeri di un settore che guarda avanti

La 63ª edizione di TTG Travel Experience, insieme a InOut | The Hospitality Community, ha confermato la dimensione internazionale di uno degli appuntamenti più rappresentativi del turismo e dell’ospitalità.

2.800 brand espositori, oltre 1.000 buyer e operatori da 75 Paesi. Numeri che raccontano la vitalità di un comparto capace di mettere in relazione destinazioni, imprese, professionisti e fornitori di servizi.

Ma dietro questi dati c’è una questione che considero ancora più importante: non basta sapere quanto cresce il turismo. Dobbiamo capire come sta cambiando e in quale direzione vogliamo accompagnarlo.

Durante l’inaugurazione, il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha richiamato il peso economico e occupazionale del comparto, ricordando i 535,5 milioni di presenze e i 160,8 milioni di arrivi registrati in Italia nel 2025, oltre al coinvolgimento di circa 3,3 milioni di occupati.

Numeri che dovrebbero ricordarci una cosa: il turismo non è soltanto un insieme di destinazioni, strutture ricettive e viaggiatori.

È una filiera economica e sociale straordinariamente articolata, fatta di imprese, lavoratori, servizi, competenze e territori.

E proprio per questo merita attenzione, formazione, investimenti e una visione strategica all’altezza della sua importanza.

EXIST: quando il futuro ci invita a rimettere al centro le persone

Il tema scelto per TTG 2026, EXIST, mi è sembrato particolarmente significativo.

Viviamo in un periodo nel quale la tecnologia sta trasformando rapidamente il modo in cui viaggiamo, scegliamo una destinazione, prenotiamo un soggiorno e interagiamo con le imprese dell’ospitalità.

L’intelligenza artificiale apre opportunità importanti. La cosiddetta Zero Click Economy sta già modificando i percorsi attraverso i quali le persone cercano informazioni e prendono decisioni.

Per gli hotel, questo significa ripensare visibilità, reputazione, comunicazione e relazione con il cliente.

Ma attenzione a non confondere gli strumenti con il fine.

La tecnologia può cambiare il modo in cui facciamo ospitalità. Non dovrebbe farci dimenticare perché la facciamo.

Un sistema intelligente può analizzare dati, semplificare processi e migliorare l’efficienza. Ma la capacità di ascoltare, comprendere un’esigenza e far sentire una persona davvero accolta resta una componente fondamentale dell’esperienza.

La vera sfida non è scegliere tra innovazione e fattore umano.

È riuscire a farli crescere insieme.

E forse il messaggio più interessante di EXIST è proprio questo: in un mondo che corre sempre più velocemente, il valore delle esperienze e delle relazioni diventa ancora più importante.

Hospitality Day: il valore del confronto tra professionisti

Il giorno precedente, il 13 ottobre, avevo partecipato all’Hospitality Day.

Un appuntamento che continua a distinguersi per la capacità di riunire professionisti, competenze ed esperienze differenti del mondo alberghiero.

Tra interventi, incontri e confronti, ho ritrovato quella curiosità che considero uno dei segnali più incoraggianti del nostro settore: la voglia di imparare, di ascoltare e di mettere in discussione anche ciò che pensavamo di conoscere bene.

Perché l’ospitalità non ha una sola voce.

Ci sono albergatori, direttori, manager, fornitori, consulenti, imprenditori e professionisti che osservano gli stessi cambiamenti da prospettive molto diverse.

Ed è proprio quando queste prospettive si incontrano che nascono le riflessioni più interessanti.

Un ringraziamento va anche agli organizzatori dell’Hospitality Day, per aver costruito un appuntamento che continua a rappresentare un’importante occasione di aggiornamento e relazione per il settore.

Il vero valore di una fiera? Spesso lo trovi fuori dalle sale convegni

I programmi ufficiali sono importanti. I numeri, le ricerche e gli interventi istituzionali ci aiutano a comprendere le trasformazioni in corso.

Ma chi frequenta questi appuntamenti sa che una parte del loro valore nasce altrove.

Nei corridoi. Davanti agli stand. Durante un caffè preso al volo. In una conversazione iniziata quasi per caso e diventata improvvisamente molto più interessante del previsto.

A Rimini ho percepito un’energia davvero particolare.

C’era voglia di incontrarsi, di raccontare progetti, di confrontare esperienze e di condividere impressioni sul momento che stiamo vivendo.

In alcuni padiglioni, diciamo, l’energia era particolarmente contagiosa. 😉

Ma al di là delle battute, è proprio questa vitalità che mi porto a casa.

Un settore che continua a interrogarsi, a cercare nuove strade e a investire nel confronto è un settore che ha ancora molto da raccontare.

Da LinkedIn alla stretta di mano: quando una community diventa reale

Tra le cose più belle di queste giornate ci sono stati gli incontri con amici e colleghi che non vedevo da tempo.

Quelle persone con cui basta un saluto per riprendere una conversazione come se ci si fosse lasciati il giorno prima.

E poi le nuove conoscenze.

In particolare, mi ha fatto davvero piacere incontrare di persona tanti professionisti della nostra community LinkedIn.

Alcuni li avevo già conosciuti, altri li avevo incontrati soltanto attraverso commenti, riflessioni e conversazioni online.

Ed è curioso quanto possa cambiare una relazione quando finalmente ci si guarda negli occhi.

Un nome diventa un volto. Un commento acquista una voce. Un confronto professionale si arricchisce di un sorriso, di una battuta, di quella spontaneità che nessuna piattaforma può riprodurre completamente.

LinkedIn può creare le condizioni per incontrarsi. Ma sono le persone a trasformare un collegamento in una relazione.

È uno degli obiettivi che cerco di coltivare attraverso il mio profilo: non costruire semplicemente un pubblico, ma favorire uno spazio nel quale professionisti diversi possano conoscersi, condividere competenze e confrontarsi apertamente.

E vedere che queste relazioni continuano anche fuori dallo schermo è una soddisfazione particolare.

Una cena meravigliosa. E un piccolo problema: non sappiamo smettere di parlare di ospitalità!

Tra Hospitality Day e TTG abbiamo organizzato anche una cena con una parte della nostra community LinkedIn.

Nessun programma particolare. Nessuna presentazione. Nessun ordine del giorno.

Soltanto il piacere di stare insieme, ritrovare amici, conoscere finalmente di persona alcuni professionisti e trascorrere una bella serata.

L’idea era semplice: chiacchierare, ridere, rilassarci e, almeno per qualche ora, staccare dal lavoro.

Risultato? Abbiamo continuato a parlare di ospitalità. 😄

Di hotel, esperienze, progetti, persone, idee, difficoltà e futuro del settore.

Una riflessione ne richiamava un’altra, qualcuno raccontava un episodio, qualcun altro aggiungeva un punto di vista.

E intanto la serata scorreva tra risate, brindisi e conversazioni che avremmo potuto continuare ancora per ore.

A ripensarci, credo che quella cena racconti molto bene ciò che rende speciale il nostro mondo.

Perché quando ami davvero quello che fai, il lavoro non finisce con l’ultimo appuntamento della giornata.

Te lo porti nella testa, nella pelle e, permettetemi, anche un po’ nel cuore.

E la cosa bella è che non lo vivi necessariamente come un peso.

Anzi, a volte è proprio ciò che rende una serata ancora più piacevole.

Il turismo non è un settore perfetto. Ed è giusto dirlo.

Non vorrei che tutto questo entusiasmo facesse pensare a una visione ingenuamente ottimistica dell’ospitalità.

Il nostro settore ha problemi reali.

La formazione deve rafforzarsi. Le imprese devono affrontare cambiamenti organizzativi importanti. La tecnologia richiede nuove competenze. Le condizioni di lavoro, la redditività e la capacità di attrarre professionalità qualificate meritano attenzione.

E dobbiamo continuare a chiederci se le scelte che facciamo siano davvero sostenibili per le imprese, per le persone e per i territori.

Amare un settore non significa considerarlo perfetto. Significa anche avere il coraggio di riconoscerne i limiti e contribuire a migliorarlo.

È una riflessione che ho ritrovato spesso anche nelle conversazioni di questi giorni.

C’è entusiasmo, certamente. Ma c’è anche consapevolezza.

Ed è proprio questa combinazione che mi sembra particolarmente preziosa.

Quello che mi porto davvero a casa da Rimini

Torno con molti spunti sui quali continuare a lavorare: il ruolo dell’intelligenza artificiale, la trasformazione dei modelli di ospitalità, la formazione, il valore economico del turismo, la necessità di una visione più ampia e condivisa.

Ma soprattutto torno con il ricordo delle persone.

Gli amici ritrovati, le nuove conoscenze, le conversazioni spontanee, la qualità del confronto e quella bellissima serata trascorsa insieme.

Perché una manifestazione può lasciare dati, idee e prospettive.

Ma sono spesso le persone a trasformare un evento in un ricordo che resta.

E quando ritrovi così tanti professionisti che condividono passione, curiosità e voglia di costruire qualcosa di migliore, è difficile non sentirsi ancora più legati a questo mondo.

Alla fine mi sono ritrovato a farmi la stessa domanda che dà il titolo a questo editoriale.

Ma è o non è il settore più bello del mondo?

Io continuo a pensare di sì.

E voi?


La conversazione continua su LinkedIn

Ho condiviso queste riflessioni anche sul mio profilo LinkedIn, dove il racconto delle giornate riminesi ha aperto un confronto particolarmente interessante.

Tra i contributi ricevuti sono emerse esperienze personali, considerazioni sulla formazione, sull’innovazione e sull’organizzazione delle imprese, ma anche riflessioni sul valore delle relazioni e sulla necessità di mantenere uno sguardo critico verso il nostro settore.

È proprio questo il tipo di dialogo che mi piacerebbe continuare a coltivare: non una semplice raccolta di consensi, ma un confronto tra persone che hanno qualcosa da raccontare e da condividere.

Leggi il post su LinkedIn e partecipa alla conversazione

Mi piacerebbe conoscere anche la vostra esperienza: qual è stato l’incontro, la conversazione o il momento che vi ha ricordato perché amate lavorare nel turismo e nell’ospitalità?

Stefano Regine
Founder & CEO HB ★ Hospitality Business
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